"Venezia sposa il mare" torna al suo splendore - Il Giornale del Restauro e del Recupero dell'Arte
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“Venezia sposa il mare” torna al suo splendore

Venezia sposa il mare

“Venezia sposa il mare” torna al suo splendore, restaurata la fontana nel cuore di Roma

La scorsa metà di febbraio era stato lanciato il progetto “La natura nel cuore di Roma”: il restauro della fontana “Venezia sposa il mare”, conservata nello splendido giardino “ritrovato” di Palazzo Venezia.

Un’idea che aveva visto convergere le forze del Museo Nazionale di Palazzo Venezia, del Polo Museale del Lazio e dell’azienda Rigoni di Asiago grazie all’intermediazione della società di comunicazione Fondaco.

La scelta del capolavoro oggetto di questa importante operazione non è stata assolutamente casuale: Rigoni di Asiago nasce in Veneto e fortissimo è il legame storico, artistico e simbolico tra il suo capoluogo e Palazzo Venezia a Roma, dove l’opera è custodita. E non potrebbe essere altrimenti: voluto dal cardinale veneziano Pietro Barbo, poi divenuto Paolo II, l’edificio rinascimentale – uno dei primi della Capitale – ha ospitato per più di due secoli l’ambasciata della Serenissima Repubblica di Venezia presso la Santa Sede.

LE FASI DEL RESTAURO

L’intervento di restauro della fontana “Venezia Sposa il mare” è iniziato con un’attenta campagna grafica e fotografica volta a constatare lo stato conservativo e i fattori di degrado che caratterizzavano il gruppo scultoreo lapideo, la vasca e la seduta circostante.

Una volta eseguita la mappatura dell’opera necessaria per stendere il crono programma dei lavori ed individuare le fasi operative si è proceduto al montaggio dell’impalcato con copertura, che ha permesso ai restauratori di eseguire tutte le lavorazioni continuativamente, in totale sicurezza, anche in presenza di condizioni metereologiche avverse. Il ponteggio inoltre, così come è stato progettato e realizzato, ha permesso di rendere fruibile gli interventi di restauro anche per i visitatori di Palazzo Venezia nonché, grazie al posizionamento di una telecamera di seguire via web tutte le fasi.
Le operazioni di restauro hanno avuto inizio dopo aver spento l’acqua e constatato l’effettivo stato di conservazione delle superfici. La prima fase dell’intervento ha riguardato il recupero di tutti i frammenti lapidei decoesi dal gruppo scultoreo, che sono stati conservati e catalogati per poi essere successivamente messi in opera. Tutte le superfici lapidee sono state dapprima bonificate per contrastare l’azione degradante di alghe, muschi, muffe e licheni e in generale di piante infestanti. L’intervento più delicato è stato la rimozione di concrezioni calcaree piuttosto spesse che celavano e/o appiattivano i modellati dell’opera.

Oltre alla pulitura chimica e meccanica importante è stata la fase di consolidamento, studiando prodotti ad hoc compatibili con il travertino. Le integrazioni delle connessure delle varie sculture, non più idonee ed eseguite in restauri antecedenti, sono state eliminate ed eseguite nuovamente.

Le superfici presentavano inoltre numerose lacune, soprattutto su quelle aree soggette al dilavamento dell’acqua; esse, dunque, sono state reintegrate utilizzando una malta appositamente studiata cromaticamente e morfologicamente dal laboratorio Agemina Lab e prodotta dalla Tecno Edile Toscana. Con l’ausilio di tale malta, inoltre, sono state reintegrate anche le aree soggette a gravi mancanze, ricostruendo parti di modellato.

L’intervento è proseguito con la realizzazione di una nuova impermeabilizzazione, la mappatura ed il controllo dell’impianto idrico per finire l’intervento con l’applicazione di un protettivo finale trasparente, traspirante e impermeabile. Luca Pantone – Pantone Restauri