Veicoli storici, restauri tra scienza e passione - Il Giornale del Restauro e del Recupero dell'Arte
Restauro e conservazione, questioni di ‘chimica’
Restauro e conservazione,
questioni di ‘chimica’
24 Luglio 2018
Arcipelago Italia. Progetti per la ricostruzione del paese.
Arcipelago Italia.
Progetti per la ricostruzione del paese.
2 Agosto 2018

Veicoli storici, restauri
tra scienza e passione

Il “recupero” prevede generalmente la reintegrazione di parti mancanti o la sostituzione di quelle rovinate o frutto di modifiche successive, con altre provenienti da veicoli della stessa serie demoliti, con ricambi autentici rimasti nei magazzini (nella migliore delle ipotesi) o con parti ricostruite, talvolta relativamente facili da reperire nel sempre più florido mercato del settore

 

di Luca Maria Cristini

Il collezionismo dei veicoli storici, inizialmente appannaggio di una ristretta élite di appassionati, si sta trasformando pian piano, seppur nelle sue diverse declinazioni, in un fenomeno di sempre più ampia scala.

Nel gergo dei collezionisti il termine “restauro” indica in realtà un’ampia categoria di interventi difficilmente definibili se si pretende di inquadrali nel novero della nomenclatura utilizzata in campo scientifico. La prassi più diffusa, infatti, consiste in una serie di operazioni di radicale abrasione delle parti metalliche del telaio e della carrozzeria, (serbatoi, parafanghi, cerchi, manubri, leve, supporti delle sellerie ecc., per le moto) e nella riapplicazione di nuova vernice e nuovi trattamenti galvanici. La stessa cosa si dica per rivestimenti in stoffa, pelle cuoio o dermoide.

Foto 1. Moto Borgo 500 cc 1914, telaio e motore numero 13326, primo veicolo in Italia oggetto di un decreto di “Dichiarazione di interesse particolarmente importante” emesso nel 2005.
Foto 1. Moto Borgo 500 cc 1914, telaio e motore numero 13326, primo veicolo in Italia oggetto di un decreto di “Dichiarazione di interesse particolarmente importante” emesso nel 2005.

IL MERCATO DEI RICAMBI – Il “restauro” prevede generalmente la reintegrazione di parti mancanti o la sostituzione di quelle rovinate o frutto di modifiche successive, con altre provenienti da veicoli della stessa serie demoliti, con ricambi autentici rimasti nei magazzini (nella migliore delle ipotesi) o con parti ricostruite, talvolta relativamente facili da reperire nel sempre più florido mercato del settore. Per quanto concerne i propulsori e gli altri organismi meccanici, si entra nel precipuo campo di quella manutenzione ordinaria e straordinaria, tradizionalmente necessaria per garantirne il funzionamento.

Foto 2 e 3. Moto Ravat (F), seconda metà anni ’20. A sinistra un esemplare restaurato secondo la prassi ancor oggi maggiormente diffusa nel mondo del collezionismo e a destra un esemplare conservato in condizioni di originalità

Il pur vasto settore editoriale rivolto al mondo dei veicoli storici, con case editrici e librerie specializzate, non annovera attualmente un solo titolo dedicato alla pratica del restauro. La manualistica tecnica, dal canto suo, ignora completamente la problematica e ciò vale anche per quella del settore della conservazione e del restauro dei beni culturali; non esiste una pubblicazione che affronti i temi in questione.

LA CARTA DI TORINO – Solo di recente sta nascendo un’embrionale sensibilità nei confronti di una conservazione più attenta. Pur rimanendo ancora tendenza minoritaria rispetto alla generalità degli appassionati, è il frutto del buon lavoro compiuto dalla FIVA e dall’ASI (federazioni internazionale e italiana dei club di collezionisti) che hanno promosso due simposi internazionali a Torino nel 2004 e nel 2008, nei quali ci si è per la prima volta confrontati sulla tematica. Da essi è derivata la redazione della cosiddetta “Carta di Torino”, prima carta del restauro dedicata ai veicoli storici (Leggi PDF).

La Carta è pressoché sconosciuta alla maggior parte degli appassionati. È pensabile che anche essi vengano coinvolti in questa crescita culturale?

Sono convinto di si, ma occorre mettere in atto alcune importanti attività. Prima di tutto è opportuno e che il lavoro in questa direzione di FIVA e ASI prosegua con una sempre maggiore sensibilizzazione e stimolo alla nascita degli studi e di ricerche. È poi necessaria una stretta sinergia tra il mondo degli appassionati (FIVA-ASI), i centri di ricerca in campo del restauro (Miur-Afam-Mibact) e gli organismi preposti alla tutela (Mibact), anche per puntare a formare adeguatamente i tecnici capaci di un approccio completo alla conservazione. Da ultimo, è poi fondamentale la creazione di un centro di raccolta della documentazione storico-archivistica ed editoriale e l’approntamento da parte dell’ICCD di strumenti catalografici efficaci per documentare il patrimonio esistente.

Foto 4. Alfa romeo Giulietta SZ coda tronca, 1962. Auto vincitrice del premio del premio World Motoring Heritage Year  FIVA-Unesco per l’innovativo approccio conservativo presentato al concorso d’Eleganza Villa D’Este 2016.

Tutto ciò, permetterebbe di far nascere e di alimentare sempre di più quel necessario dibattito nel campo tecnico scientifico sulla materia e, in parallelo, costituirebbe la miglior garanzia per una crescita culturale del mondo collezionistico.