Una corretta metodologia e il restauro parte già bene - Il Giornale del Restauro e del Recupero dell'Arte
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Una corretta metodologia
e il restauro parte già bene

Tre le fasi fondamentali: ricerca storica, campagna di indagini diagnostiche e intervento di recupero. Tutti e tre i passaggi presuppongono una continua e costante osservazione dell’opera, della sua materia e del suo contesto ambientale. Video divulgativi sul nostro canale YouTube

di Eleonora Vittorini Orgeas

Un giusto approccio alla conservazione di un’opera d’arte prevede una corretta metodologia che si articola in tre fasi fondamentali: ricerca storica, campagna di indagini diagnostiche e intervento di restauro. Tutte e tre le fasi presuppongono una continua e costante osservazione dell’opera, della sua materia e del suo contesto ambientale.

La ricerca storica

Quando siamo di fronte a un bene con delle problematiche conservative bisogna partire innanzitutto dalla ricerca storica volta a raccogliere informazioni sull’artista e sul contesto storico-culturale, sull’iconografia e sulla tecnica artistica, e infine sulle vicende conservative ed eventuali pregressi interventi di restauro.

Metodologia per la conservazione dell’opera d’arte

CRITERI DI SCIENTIFICITA’ – E’ importante che la ricerca, condotta in archivi e biblioteche sia impostata secondo criteri di “scientificità” e rintracciabilità degli scritti e dei documenti consultati.  Punto di partenza sono i Trattati, cioè le Fonti storiche, dopo i quali si passerà alla letteratura specializzata e infine alle pubblicazioni tecnico-scientifiche. In base a questi studi iniziali, fondamentali anche per scelte da prendere nel corso della progettazione e dell’esecuzione dell’ultima fase, si può formulare un piano diagnostico che può essere utile anche per chiarire alcune questioni irrisolte.

La campagna di indagini diagnostiche





Le indagini diagnostiche, preliminari nonché contemporanee al restauro, sono fondamentali anche per eseguire il monitoraggio a conclusione dell’intervento sull’opera. Le tecniche di indagine, di tipo chimico e fisico,  possono essere non invasive (cioè senza prelievo di campione) o invasive. In base al trattamento che il campione stesso subisce possono essere distruttive, microdistruttive e non distruttive Le analisi possono essere inoltre qualitative e/o quantitative a seconda che rivelino la tipologia o la quantità di sostanza individuata nel campione. Generalmente le indagini vengono utilizzate in combinazione tra di loro così da confermare ed incrementare i risultati ottenuti.

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COSI’ PARLO’ BRANDI – Nell’ambito dell’approccio conservativo di un’opera d’arte, l’intervento diretto sull’opera è da considerarsi come l’ultima delle fasi. Una volta quindi impostata la ricerca storica e la campagna di indagini diagnostiche ci si approccia all’intervento di restauro attraverso determinate scelte operative. Ovviamente, i metodi e le tecniche cambiano a seconda della tipologia del bene su cui si opera. L’importante è, comunque, che tutte le fasi dell’intervento siano documentate fotograficamente, o con altri mezzi, precisando tipo e modalità di impiego dei materiali usati. Le operazioni di restauro, in accordo con il teorico Cesare Brandi, devono essere inoltre riconoscibili, reversibili e compatibili.

L’intervento di Restauro

Fondamentale è quindi far coesistere le varie fasi in cui si articola il momento metodologico per la conservazione di un’opera d’arte (fase storico/artistica, fase diagnostico/scientifica, fase di osservazione tecnica e di intervento) e allo stesso tempo far dialogare le diverse professionalità che operano nel rispetto della natura “interdisciplinare” del restauro.

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