Terremoti, alluvioni e non s'impara niente - Il Giornale del Restauro
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Terremoti, alluvioni
e non s’impara niente

Intervista di Aleksandra Raffaelli

Il passato ci dovrebbe ricordare che predisporre un ‘pronto intervento’ per mettere in sicurezza le opere d’arte custodite nelle mille chiese che l’Italia Centrale non solo è possibile ma doveroso.

L’Italia trema e continua a tremare. Impossibile prevedere per quanto. Ma il passato ci dovrebbe ricordare che predisporre un ‘pronto intervento’ per mettere in sicurezza le opere d’arte custodite nelle mille chiese che l’Italia Centrale non solo è possibile ma doveroso. Abbiamo chiesto ad un esperto, Massimo Bonino, lucchese, restauratore, quale dovrebbe essere il primo approccio degli addetti ai lavori subito dopo un pesante evento sismico come quello a più riprese registrato.

Soluzioni ottimali non esistono ma l’esperienza dovrebbe insegnarci qualcosa, o no?

Lei parla di addetti ai lavori ed è proprio questo il punto: la formazione degli addetti ai lavori. Pratica che viene fatta in Italia sporadicamente e in maniera molto poco professionale. Il coinvolgimento di tecnici del restauro che impiegano un po’ del loro tempo per istruire volontari, assolutamente all’oscuro sulle modalità di manipolazione di oggetti artistici in caso di calamità, potrebbe essere un’utilissima pratica. Avendo a disposizione delle squadre di persone già ‘allenate’, coordinate da un restauratore qualificato che, a sua volta, ha frequentato corsi di ‘primo soccorso per opere d’arte’, si potrebbe affrontare un evento distruttivo in maniera razionale, senza perdite di tempo e intervenendo in maniera mirata e opportuna. Sicuramente il gruppo di lavoro, assistito dai Vigili del Fuoco o specialisti della Protezione Civile, potrebbe non recuperare completamente ma mettere al sicuro le opere giacenti sotto le macerie. L’essenziale per un buon intervento, secondo me, è evitare di concentrarsi, nell’immediatezza del sisma, al restauro ma operare al fine di porre in sicurezza le opere danneggiate (e gli avvenimenti di quest’ultimo terremoto avvalorano quello che penso)”.

Le avverse condizioni metereologiche dei giorni scorsi possono aver aggravato la situazione?

La forte pioggia seguita alle scosse di questi giorni nel Centro Italia avrà sicuramente peggiorato, probabilmente in maniera irreversibile, quello che era rimasto del patrimonio artistico della zona sepolto dalle macerie. Mi spiego meglio: se all’interno di una chiesa devastata, dove sappiamo si conservavano decine e decine di opere, con dei semplici teli di nylon avessimo coperto buona parte delle macerie forse avremmo evitato, con una semplice operazione, che molti materiali venissero a contatto con l’acqua e tutto ciò che di negativo ne consegue. La soluzione miracolosa, in realtà, non esiste ma potrebbero essere messi in pratica tanti piccoli ma importanti accorgimenti che renderebbero meno devastante ogni terremoto.

L’esperienza non insegna dunque?

Nonostante negli ultimi decenni si siano susseguiti centinaia di eventi naturali che hanno sfregiato gravemente il nostro Bel Paese continuiamo ad affogare, oltre che nel fango, nella burocrazia che ostacola pesantemente la costituzione, all’interno di associazioni di volontariato, di squadre specializzate nel primo intervento sull’arte. Dobbiamo renderci conto che la cosa non è più prorogabile. Le Associazioni di categoria che raccolgono centinaia di restauratori altamente qualificati hanno sempre dato la maggiore disponibilità ai governi che si sono susseguiti negli anni, non ricevendo mai un programma che li coinvolgesse organicamente e programmaticamente. Malgrado la possibilità di poter impiegare dei rinomati professionisti si continua a vedere squadre di Pompieri che estraggono preziose tele o rare sculture dalle macerie.

Indubbiamente le risorse del nostro Ministero dei Beni culturali sono ridotte a cifre indecenti. Con stanziamenti opportunamente più importanti anche gli addetti al recupero potrebbero avvalersi di mezzi e materiali più idonei per il ‘pronto intervento’, di mappature esatte per l’individuazione delle opere d’arte, di conoscenze specifiche apprendibili in corsi di aggiornamento e quant’altro può servire a un corretto comportamento di fronte a una tragedia di qualunque tipo.

Quali sono stati gli errori più gravi nei recuperi seguiti agli importanti disastri naturali che vanno dalla Basilica Superiore di Assisi dopo la forte scossa del ’97 alla stessa alluvione di Firenze del 4 novembre 1966?

Possiamo dire che l’Italia si trovò di fronte a un’alluvione, come quella di Firenze, assolutamente impreparata. La forza dell’acqua colpì uno dei centri più ricchi di arte del mondo. Ma ora è diverso. Oggi sappiamo dai macroscopici errori compiuti durante il caos di quei giorni, cosa è bene fare e cosa non dobbiamo assolutamente fare. Ma nonostante ciò tutto resta come nel ’66. Consideri che, per dirne una delle tante, l’operazione messa in atto quotidianamente dagli Angeli del Fango (amorevoli volontari la cui maggior parte non conosceva nessuna pratica di restauro) presso la Biblioteca Nazionale di Firenze era quella, compiuta certamente con la massima buona fede, di esporre i manoscritti miniati al sole per farli asciugare. Le reazioni dei libri furono violente, amplificando i danni che aveva fatto l’acqua dell’Arno.