Santa Maria Novella e i capolavori riscoperti - Il Giornale del Restauro e del Recupero dell'Arte
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Santa Maria Novella e i capolavori riscoperti

La facciata di Santa Maria Novella

di Lorenzo Pedrini

Durante il restauro di alcune pale d’altare che decorano le navate laterali del complesso, infatti, i tecnici hanno scoperto, alle spalle di queste, notevoli affreschi del XIV e XV secolo, soffocati sotto diversi strati di intonaco, residuo di antichi rifacimenti, e intrappolati dietro ad altre più fortunate meraviglie

In riva all’Arno il Rinascimento si respira dietro ogni angolo, sotto ogni loggia e in cima ad ogni campanile, ma pochi luoghi sanno esprimere la tensione artistica del secolo d’oro fiorentino quanto Santa Maria Novella.

Il capolavoro architettonico di Leon Battista Alberti, infatti, con le geometriche simmetrie della sua facciata e l’elegante eredità classica che reca con sé, resta fra i simboli più potenti della maggiore rivoluzione espressiva dell’ultimo millennio. Nata dal rifacimento della piccola chiesa di Santa Maria delle Vigne, ottenuta in concessione da uno sparuto gruppo di domenicani nel XIII secolo e allora immersa nelle campagne al di fuori delle mura cittadine, Santa Maria Novella è stata nobilitata, nei secoli, dagli interventi dei massimi pittori, architetti e scultori toscani, che vi hanno lasciato, senza dubbio, il meglio delle loro rivoluzionarie riflessioni.

Alcuni di questi capolavori sono molto noti, come il crocifisso ligneo realizzato da un Giotto appena diciottenne o la mistica rappresentazione prospettica della Trinità di Masaccio, mentre altri, meno conosciuti ma ugualmente splendidi, servono oggi a scaldare il cuore dei visitatori e degli studiosi più competenti.

CAPOLAVORI RITROVATI – Ai piedi delle indimenticabili nervature bianche e nere che paiono esse stesse la cornice di un meraviglioso dipinto, però, tra le testimonianze di Filippo Lippi, Domenico Ghirlandaio, Lorenzo Ghiberti e Filippo Brunelleschi, si celavano, e forse si celano ancora, numerosi segreti. In attesa di svelarli tutti, alcuni di essi sono, intanto, tornati fortunosamente alla luce negli interventi di recupero effettuati gli scorsi mesi e, finalmente, sarà possibile riscoprirli. Durante il restauro di alcune pale d’altare che decorano le navate laterali del complesso, infatti, i tecnici hanno scoperto, alle spalle di queste, notevoli affreschi del XIV e XV secolo, soffocati sotto diversi strati di intonaco, residuo di antichi rifacimenti, e intrappolati dietro ad altre più fortunate meraviglie.

A restituire il posto che meritano nell’epopea rinascimentale a figure del calibro di Stefano Fiorentino, Andrea e Nardo di Cione Orcagna e Francesco Botticini, autori di questi affreschi perduti, sarà, appunto, un innovativa rilegatura fatta di supporti metallici sovrapponibili, in grado di farci letteralmente sfogliare le pagine di uno stupefacente manuale e di dare conto di quanto stava sotto e di quanto in superficie. Questa visione sinottica di diversi periodi iconografici, del resto, resta forse la chiave migliore per cogliere i punti di partenza e di arrivo del percorso espressivo che ha fatto di Firenze il motore di una stagione irripetibile dell’arte mondiale.