Restauro e conservazione, questioni di ‘chimica’ - Il Giornale del Restauro e del Recupero dell'Arte
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Restauro e conservazione,
questioni di ‘chimica’

Restauro e conservazione, questioni di ‘chimica’
Il Professor Maurizio Coladonato, docente di ‘Chimica applicata al restauro’, ‘Chimica dei polimeri e degli adesivi’, ‘Normativa di sicurezza’ e ‘Materiali e metodi per la sperimentazione’ presso i corsi di Alta Formazione dell’ISCR (ex ICR),  racconta ai nostri lettori l’importanza della chimica e di un approccio scientifico al restauro e alla conservazione dell’opera d’arte
di Maurizio Coladonato*

A che cosa serve la Chimica nel settore della Conservazione e del Restauro?

A questa domanda gli stessi giovani allievi del primo anno di corso di Restauro presso la Scuola di Alta formazione dell’ISCR, così come nelle altre, non saprebbero rispondere e forse neanche saprebbero formularla.

Hanno una prima risposta  – sempre inattesa e comunque formativa – durante le mie lezioni sul “rischio chimico” che precedono ogni altro argomento di Chimica.  

Ecco, anche se le lezioni finissero con il rischio chimico, questo tema sarebbe già significativo anche se non esaustivo: la conoscenza e la consapevolezza riguardo gli effetti sulla salute della manipolazione di sostanze chimiche, le modalità di contaminazione tossicologica e le procedure individuali e ambientali per affrontarle – oltre a strumenti tecnici quali il “TriSolv e i metodi acquosi” – non limitano poi l’interesse verso le altre discipline chimiche che seguiranno nel corso di Restauro e che riguardano  la conservazione dei beni culturali.

Quali sono i diversi utilizzi della chimica nel settore del restauro?

Non sono soltanto diagnostici, ma strutturati durante l’intero percorso di un intervento di restauro  – su manufatti mobili o architettonici – e sono relativi alla conoscenza e alla caratterizzazione dei materiali costitutivi e delle tecniche esecutive delle opere d’arte, delle cause e degli effetti del degrado e delle sostanze di alterazione, e inerenti alla scelta e al controllo dei materiali di intervento e delle metodologie di applicazione.

La chimica è uno strumento che può accompagnare i restauratori nelle loro scelte progettuali, oggi ancora più importanti per l’introduzione sul mercato di sempre nuovi prodotti sintetici da utilizzare nelle fasi di pulitura biologica e chimica, di consolidamento e di protezione. In definitiva: I limiti e i vantaggi di qualsiasi strumento sono connaturati in esso ma dipendono soprattutto dalla “saggezza” che si ottiene con la sperimentazione legata alla conoscenza teorica”.

Oggi è indispensabile che i giovani restauratori possano sviluppare, oltre alla sensibilità artistica che già senz’altro li contraddistingue così come da tradizione, anche un più attuale atteggiamento scientifico verso il restauro, inteso soprattutto come acquisizione teorico-sperimentale dei parametri fondamentali per avere un controllo “tecnico” dei materiali e delle operazioni conservative, al fine di assicurare un livello di intervento che non sia affidato solo alla sensibilità estetica soggettiva”.

La chimica può infine essere uno dei percorsi per “proseguire sulla via della consapevolezza che si persegue continuando a “imparare ad imparare” poiché “la conoscenza e la passione sono gli “strumenti” che salvaguardano l’operatore e i beni sottoposti a interventi conservativi.

Questo significa che tutti i restauratori debbano diventare chimici?

No, l’invito è a curare aspetti – anche se non semplici da affrontare – che possono rendere il nostro operato e forse anche noi stessi migliori.

*Maurizio Coladonato è docente di “Chimica applicata al restauro”, “Chimica dei polimeri e degli adesivi”, Normativa di sicurezza” e “Materiali e metodi per la sperimentazione” presso i corsi di Alta Formazione dell’ISCR (ex ICR); è docente a contratto di “Chimica per il restauro” e “Tecniche e tecnologie della diagnostica 1” presso Accademie di Belle Arti e Università italiane (Roma, Bologna, Frosinone, L’Aquila, Napoli, Urbino, Viterbo), oltre a ricevere incarichi di docenza presso Enti e Università straniere (Bolivia, Egitto, Malta, Serbia, Spagna, Cina, Romania, Argentina, ecc.). In ISCR ha sviluppato linee di ricerca per lo studio e la messa a punto di materiali e metodi per la pulitura – con particolare riguardo al restauro ecosostenibile – proponendo, sperimentando e pubblicando nuovi metodi a bassa o nulla tossicità per la rimozione di sostanze organiche e inorganiche dalle superfici di opere d’arte, quali il “Triangolo interattivo dei solventi e delle solubilità©”