Restauro e attribuzione artistica. Gli eclatanti casi di Donatello e Artemisia Gentileschi - Il Giornale del Restauro e del Recupero dell'Arte
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Restauro e attribuzione artistica. Gli eclatanti casi di Donatello e Artemisia Gentileschi

Recenti restauri hanno portato alla scoperta di attribuzioni inaspettate nell’ambito del patrimonio scultoreo e pittorico internazionalmente riconosciuti come di estremo interesse. È il caso delle fortunate scoperte, nell’ambito attributivo, di opere di artisti di fama universale come Donatello e Artemisia Gentileschi.

a cura di Nicola Potenza

Di particolare eco è l’ultima attribuzione scoperta, e confermata dal restauro, in merito al Crocifisso ligneo della Compagnia di Sant’Agostino della chiesa fiorentina di Sant’Angelo a Legnaia attribuito a Donato di Niccolò di Betto Bardi detto Donatello (Firenze, 1386 – Firenze, 13 dicembre 1466), genio fiorentino della scultura quattrocentesca universalmente riconosciuto come uno dei padri del Rinascimento italiano.

La straordinaria attribuzione si deve all’opera di ricerca e studio intrapresa nel 2013 da Gianluca Amato, dottorando dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, nell’ambito delle verifiche collaterali alla stesura di una tesi sullo studio dei Crocifissi lignei toscani fra tardo Duecento e prima metà del Cinquecento.

L’esito importante dell’attribuzione patinata, si deve alle analisi dei materiali, delle tecniche esecutive di intaglio e alla comparazione dei dati stilistici ed espressivi di altre opere del maestro. Questi elementi hanno permesso allo studioso di ricostruire le vicende artistiche del Crocifisso e ricondurre alla sua paternità, confermando la scoperta e assegnandolo all’ultimo periodo di attività del maestro, collocando cronologicamente  l’opera tra il 1461 e il 1466.

Davide e Golia di Artemisia Gentileschi

Il Cristo Crocifisso di Legnaia non è il solo esempio recente di straordinaria attribuzione. Eclatante risulta infatti, anche l’ultima attribuzione del dipinto raffigurante “Davide con la testa di Golia”.

L’opera, appartenente ad una collezione privata, è stata datata 1639 e attribuita alla pittrice Artemisia Gentileschi (1593-1654), confutando pertanto una precedente attribuzione rivolta al pittore Giovanni Francesco Guerrieri, allievo di Orazio Gentileschi (Pisa, 1563 – Londra, 1639), padre dell’autrice.

La scoperta è da attribuire all’accurato restauro a firma del restauratore Simon Gillespie e dallo storico dell’arte Gianni Papi, che curerà una pubblicazione in merito sul “Burlington Magazine“.

In questo caso l’attribuzione viene avvalorata anche dalla inopinabile firma della pittrice caravaggesca, affiorata su un dettaglio della composizione (la lama della spada di David) scoperta a seguito di un accurato intervento di pulitura della pellicola pittorica e degli strati protettivi posti su di essa.

Attribuzione ulteriormente confermata attraverso la ricostruzione delle vicissitudini artistiche dell’autrice, trasferitasi a Londra a sostegno della bottega d’arte paterna, l’opera venne quindi realizzata a completamento della decorazione della Queen’s House di Greenwich. Ulteriori conferme in merito, arrivano dalle comparazioni letterarie e d’archivio, con lo studio dei testi di Horace Walpole, che confermano la presenza di molte opere della stessa pittrice all’interno della collezione di Carlo I d’Inghilterra, citando l’opera stessa.

La grande mostra di Artemisia Gentileschi alla National Gallery di Londra

Quest’ultima fortunata attribuzione di certo avvalora la grande mostra dedicata alla pittrice che, dal 4 Aprile al 26 luglio 2020 alla National Gallery di Londra, ma non è ancora stato comunicato se il dipinto verrà esposto o meno al grande pubblico, di certo però è prevista una foto-riproduzione di altissima qualità a documentare la scoperta e il restauro.

Destino diametralmente opposto è quello riservato al Crocifisso di Donatello, che verrà ricollocato nella sua sede originaria, l’Oratorio della Compagnia di Sant’Agostino, restituendolo pertanto alla originaria funzione liturgica e alla comunità intera.

Da questi due eccezionali esempi si può trarre una riflessione sulla estrema importanza delle attività di studio accademico da sostenere sul patrimonio stesso e alla importanza degli atti di conservazione, quali il restauro, nel determinare attribuzioni corrette e spesso estremamente avvaloranti del patrimonio stesso.

Il tutto da affrontare con approccio di natura accademica, senza scadere nella ricerca forzata di attribuzioni “griffate” da porre al di sopra del patrimonio. Le attività attributive scientificamente corrette, effettuate con il supporto di studi archivistici, materici, di comparazione e tecnologici, costituiscono una parte essenziale per una corretta conoscenza del patrimonio stesso e, pertanto, risultano estremamente auspicabili azioni a sostegno di tali studi accademici, sia di natura pubblica che di natura privata.

In apertura: particolare firma di Artemisia Gentileschi dopo il restauro del dipinto Davide e la testa di Golia, 1639.

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