Problemi conservativi e metodologici: il restauro di un falso ottocentesco - Il Giornale del Restauro e del Recupero dell'Arte
Vittorio Gregotti
Vittorio Gregotti, l’importanza del contesto nella progettazione architettonica
19 Marzo 2020
Arte e comunicazione digitale in tempo di pandemia
Arte e comunicazione digitale in tempo di pandemia
27 Marzo 2020

Problemi conservativi e metodologici: il restauro di un falso ottocentesco

rotella F.16 dell’Armeria Reale di Torino

Il caso studio della rotella F.16 dell’Armeria Reale di Torino

Carolina Tamagnone

Lo studio di tesi della rotella F.16, proveniente dall’Armeria Reale di Torino, ha riservato elementi distintivi inaspettati, che hanno dettato le necessità di specifici approfondimenti e verifiche. L’esame dell’oggetto, unito ai dati derivanti dalle vicende storiche ricostruite ha portato, prima a ipotizzare e poi a definire, lo scudo come una realizzazione ottocentesca. L’intervento di restauro ha quindi dovuto confrontarsi con le problematiche relative alla metodologia e al restauro dei falsi: restaurare un falso significa dover garantire la conservazione e la riconoscibilità delle caratteristiche di falsità del manufatto. I dati ricavati, unitamente alle considerazioni di metodo maturate, hanno guidato infine le scelte dell’intervento.

L’intervento di restauro ha costituito un’importante occasione di studio e approfondimento che ha permesso di far luce su diverse questioni lasciate irrisolte: dalle vicende storiche e conservative che hanno contraddistinto la storia del manufatto, alla definizione dei concetti di copia, imitazione e falso in rapporto allo sviluppo della teoria del restauro e all’attuale dibattito sul tema dell’autenticità.

La rotella è, come tutti gli oggetti dell’Armeria Reale, fortemente contrassegnata dalla complessa storia del museo: le vicende conservative rintracciate riflettono infatti alcuni fondamentali passaggi storici, dalla sua istituzione fino ai giorni odierni. L’approfondito studio delle carte d’archivio e delle pubblicazioni relative al manufatto, ha portato alla ricostruzione delle vicende storiche e conservative.

L’opera infatti viene citata per la prima volta nell’Inventario Actis (1841-1857), per poi comparire nuovamente nell’Inventario Sua Maestà (S.M.) – Brogliaccio, (ante 1888), ove la descrizione riporta, per la prima volta, la datazione del manufatto alla fine XVI secolo. Dai successivi dati non vengono più fornite informazioni specifiche fino al 1948, quando il curatore della Sezione delle armi del Victoria and Albert Museum di Londra, John H. Hayward, riconobbe, grazie all’esperienza acquisita, l’opera come un “falso moderno” (XIX secolo).

Nell’analisi del contesto storico-artistico, le ipotesi formulate circa l’appartenenza ad un determinato filone che fa capo alla produzione di falsi nel XIX secolo, hanno trovato conferma attraverso il confronto tecnologico e stilistico. La prima analisi visiva ha portato alla descrizione del manufatto e alla rilevazione di alcune incongruenze, che hanno dettato la necessità di approfondire le caratteristiche funzionali della rotella, per verificarne l’uso bellico, da gioco, da torneo, da parata o altro.

Infine, il lavoro di tesi ha portato alla scoperta della non originalità dell’opera, ponendo così un base solida e scientifica alla teoria già precedentemente sviluppata nel 1948. In questo senso, di fondamentale importanza e ausilio allo studio del restauratore, è stata l’approfondita campagna d’indagini diagnostiche, che ha consentito la caratterizzazione di tecniche e di materiali.

Lo scudo, polimaterico, è costituito da una parte frontale prettamente in ferro e leghe metalliche, mentre la parte retrostante è caratterizzata dalla presenza di una fodera in tessuto, da imbracciature in cuoio e velluto e da una pistagna composta da velluto, cuoio e filati metallici. La decorazione del campo centrale è definita da otto ovali uniti tra di loro e generati da fasce lisce, che scandiscono il piano decorativo circostante su due livelli.

All’interno degli ovali si trovano, alternativamente, busti femminili posti di profilo e stemmi di trofei militari con armi, morioni, spade, bandiere ed un cammeo in cui viene riproposta la figura della protome leonina visibile anche sull’umbone dorato. L’impostazione a medaglioni rimanda, citandola solamente, alla scuola milanese della seconda metà Cinquecento o a quella che si sviluppò a Fontainebleau durante il periodo di Enrico II, ne è un esempio lo scudo F.13 con il Trionfo di Nettuno e Anfitrite, 1570-1580, conservato nell’Armeria Reale di Torino. Dalla preliminare osservazione autoptica del fronte, sul perimetro si nota la presenza di due lamine di riparazione e la presenza di una lettera: “F”.

L’assenza di dati esaustivi in letteratura circa il trattamento di manufatti simili, e le criticità legate al suo stato di conservazione, hanno dettato l’esigenza di progettare, interdisciplinarmente con il settore di restauro manufatti in tessuto e cuoio del Centro, una sequenza d’intervento, che garantisse le migliori condizioni di conservazione. Ogni operazione ha previsto dunque uno studio preliminare comprendente: una ricognizione della bibliografia, l’attuazione di analisi scientifiche e l’esecuzione di test e verifiche.

Per alcune operazioni di particolare invasività (es. smontaggio e rimontaggio) sono stati effettuati preliminarmente dei modelli grafici 3D, a seguito dei quali si è provveduto con delle verifiche tecniche su modelli predisposti, utili all’individuazione della corretta operatività.

Protezione della rondella e delimitazione dell’ingombro del ribattino
Protezione della rondella e delimitazione dell’ingombro del ribattino
Abrasione del ribattino con micro-motore e aspiratore
Abrasione del ribattino con micro-motore e aspiratore
Stato di fatto del ribattino dopo la prima lavorazione
Stato di fatto del ribattino dopo la prima lavorazione
Stato di fatto a seguito della battitura del vincolo
Stato di fatto a seguito della battitura del vincolo

Alla luce di tutti i dati raccolti dalla ricerca sopra descritta sono state definite dettagliatamente le diverse operazioni di restauro da condurre sull’opera, che hanno previsto: una prima fase di messa in sicurezza delle parti organiche e il conseguente pre-consolidamento delle stesse, in vista dell’intervento di smontaggio. In seguito si è proceduto al trattamento specifico delle varie parti che compongono l’opera, all’applicazione di specifici prodotti con funzione protettiva e, infine, al rimontaggio del manufatto.

Particolare durante l’intervento di pulitura tramite metodo chimici della superficie della piastra in ferro.
Particolare durante l’intervento di pulitura tramite metodo chimici della superficie della piastra in ferro
Intervento di pulitura del filato metallico attraverso l’utilizzo di metodologie tradizionali; operazione attuata sotto microscopio ottico mediante l’utilizzo di micro-strumentazione appositamente creata.
Intervento di pulitura del filato metallico attraverso l’utilizzo di metodologie tradizionali; operazione attuata sotto microscopio ottico mediante l’utilizzo di micro-strumentazione appositamente creata

Quest’ultima operazione ha previsto, attraverso l’uso di una tecnica innovativa, il totale recupero e riutilizzo dei vincoli in ottone originali.

Il lavoro svolto ha trovato la sua conclusione nella definizione di linee guida per la futura conservazione e fruizione dell’opera all’interno dei luoghi di ricovero, portando a considerare anche la proposta di un supporto che contemplasse le esigenze espositive del manufatto.

Crediti fotografici:
© Fondazione Centro Conservazione e Restauro dei Beni Culturali "La Venaria Reale". Su concessione del Ministero dei beni e delle attività culturali – Torino Musei Reali - Armeria Reale. 

Dott.ssa Carolina Tamagnone Autore: Dott.ssa Carolina Tamagnone

Restauratrice laureata a pieni voti presso l’Università degli Studi di Torino in convenzione con Fondazione Centro Conservazione e Restauro dei Beni Culturali La Venaria Reale, classe LMR-02 abilitante ai sensi del D.Lgs. 42/2004. Formatasi nel settore del restauro e della conservazione di manufatti in ceramica, vetro e metallo, fin da subito si è specializzata nel restauro di armi e armature antiche.
Condividi