Prevenzione e depositi per il patrimonio culturale: ora o mai più - Il Giornale del Restauro e del Recupero dell'Arte
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Prevenzione e depositi
per il patrimonio culturale: ora o mai più

deposito Mibac santo chiodo
Valutare, programmare, verificare e pianificare la risposta agli scenari emergenziali possibili in tutti i territori esposti a rischio del Paese. Dai terremoti al dissesto idrogeologico, bisogna pensare in prospettiva, individuando depositi sicuri e attrezzati ed elaborando piani d’emergenza snelli e funzionali.
Arch. Luca Maria Cristini

Luca Maria Cristini

È quantomai opportuno fare una riflessione sulla questione dei depositi di beni storico-artistici, ora che l’emergenza Sisma Centro Italia 2016 si avvia alla chiusura.

Guerra e Pace –La fase dell’emergenza nel gergo della protezione civile si definisce a “tempo di guerra”, mentre al suo superamento si rientra in “tempo di pace”. È proprio in questa fase che è opportuno valutare, programmare, verificare e pianificare la risposta agli scenari emergenziali possibili in quei territori esposti a rischio, qualsiasi esso sia. Dunque all’individuazione di depositi sicuri e attrezzati bisogna pensare in “tempo di pace” elaborando snelli e funzionali piani d’emergenza.

L’esempio – Tutto questo, in generale, non si è mai fatto. In generale, perché almeno in Umbria un deposito pronto per le emergenze esiste; a Spoleto, nella frazione Santo Chiodo, c’è un edificio costruito su isolatori sismici, dotato di attrezzature, scaffali, laboratori e tutto quanto occorre alla conservazione dei beni recuperati in emergenza. Questo contenitore – una sorta di arca dell’arte – è stato costruito in seguito al sisma de L’Aquila 2009 su impulso del Mibac.

La stessa cosa si sarebbe dovuta realizzare anche in altre regioni ad alto rischio sismico, ma ciò non è avvenuto ovunque, in particolare nelle Marche, ove si è registrata la gran parte dei danni.

È questo il momento in cui ci si deve muovere in tal senso, individuando depositi d’emergenza, formando il personale del Mibac, delle diocesi e il volontariato specializzato a fronteggiare le emergenze. È questo il momento di abbattere campanilismi, ritrosie, anacronistici timori di dispersione dei beni, già più volte recentemente evocati.

Tutto va pianificato e condiviso in tempo di pace, perché trovarsi un’altra volta impreparati ad affrontare un’emergenza del genere avrà il sapore di un consapevole, perseguito nichilismo.

Tutto questo si deve fare ora… o mai più