Pompei, riapre via del Vesuvio con la casa di LEDA E IL CIGNO - Il Giornale del Restauro e del Recupero dell'Arte
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Pompei, riapre via del Vesuvio con la casa di LEDA E IL CIGNO

Pompei Leda e il cigno
Con la riapertura di via del Vesuvio, al termine degli interventi di messa in sicurezza dei fronti di scavo che stanno interessando i 3km di perimetro che costeggia l’area non scavata dell’antica città, nell’ambito del Grande Progetto Pompei, torna fruibile al pubblico un’ampia zona degli scavi.

Redazione

La restituzione alla fruizione della strada e degli edifici che vi si affacciano, permetterà al pubblico di ammirare, per la prima volta la domus di Leda e il cigno, uno dei ritrovamenti recenti e più suggestivi degli scavi alla Regio V e, a seguito dei recenti restauri, il complesso delle Terme Centrali, mai finora accessibile. In uno degli ambienti di ingresso delle Terme è visibile il calco dello scheletro del bambino rinvenuto durante i lavori.

Riapre al pubblico anche la Casa degli Amorini Dorati, al termine degli interventi di manutenzione.

Gli straordinari ritrovamenti frutto dei nuovi scavi, tra cui quello della vasta area del “cuneo” –  posto tra la casa delle Nozze d’argento e il vicolo di Marco Lucrezio Frontone – sono stati raccontati nel loro aspetto storico scientifico, ma anche più romantico e legato all’emozione delle scoperte stesse, nel libro del Direttore del Parco Archeologico di Pompei Massimo Osanna, che ne ha curato gli scavi.  

La DOMUS DI LEDA E IL CIGNO – dai NUOVI SCAVI DELLA REGIO V

La Domus di Leda e il cigno è stata rinvenuta lungo via del Vesuvio, durante gli interventi di messa in sicurezza e riprofilamento dei fronti di scavo. La casa prende il nome dal raffinato affresco presente in un cubicolo (stanza da letto). La scena piena di sensualità rappresenta il congiungimento tra Giove, trasformatosi in cigno, e Leda, moglie di Tindaro re di Sparta. Dal doppio amplesso, prima con Giove e poi con Tindaro, nasceranno, fuoriuscendo da uova, i gemelli Castore e Polluce (i Dioscuri), Elena – futura moglie di Menelao re di Sparta e causa della guerra di Troia – e Clitennestra, poi sposa (e assassina) di Agamennone re di Argo e fratello di Menelao.

L’intera stanza è caratterizzata da decori raffinati di IV stile, con delicati ornamenti floreali, intervallati da grifoni con cornucopie, amorini volanti, nature morte e scene di lotte tra animali. Finanche sul soffitto, rovinosamente crollato sotto il peso dei lapilli, si estendeva l’armonia di questi pregiati disegni, i cui frammenti sono stati recuperati dai restauratori per ricomporne la trama. 

Alle spalle dell’ambiente anche parte dell’atrio della dimora, con pareti dai vividi colori e l’affresco di Narciso, al centro di una di esse, che lo vede specchiarsi nell’acqua rapito dalla sua immagine, secondo l’iconografia classica. 

Interessante, nell’atrio di Narciso, è la traccia ancora visibile delle scale che conducevano al piano superiore; ma soprattutto il ritrovamento nello spazio del sottoscala, utilizzato come deposito, di una dozzina di contenitori in vetro, otto anfore e un imbuto in bronzo.  Una situla bronzea (contenitore per liquidi) è stata invece rinvenuta accanto all’impluvio.

Su una delle pareti dell’atrio, posto di fronte all’ingresso della casa è, di recente, emerso anche una grande figura di Hermes (Mercurio) dai vivaci colori.

L’amore e la soavità dei sensi, nelle più svariate forme, trasudano dalle stanze di questa elegante dimora che, già dal corridoio di ingresso, accoglieva gli ospiti con l’immagine vigorosa e di buon auspicio del Priapo, in analogia con quella della vicina Casa dei Vettii.

La Casa degli Amorini Dorati 

La Domus riapre al termine degli interventi di manutenzione, a cura di Ales, che hanno interessato la messa in sicurezza degli apparat, con integrazioni delle lacune dei mosaici pavimentali e degli intonaci, la messa in opera di dissuasori anti volatili, la realizzazione di una passerella di accesso e la pulitura delle strutture archeologiche.

Leda e il cigno
Casa degli Amorini Dorati

La casa, una delle più eleganti abitazioni di età imperiale, deve il suo nome agli Amorini incisi su due medaglioni d’oro che ornano un cubicolo del portico.

L’edificio si sviluppa intorno allo scenografico peristilio con giardino del raro tipo rodio, cioè con un lato munito di colonne di maggiore altezza sormontate da un frontone, che conferiva un’aura di sacralità̀ agli ambienti che vi si affacciavano. 

Tra questi, il grande salone di rappresentanza, caratterizzato da pregiate pitture a soggetto mitologico e munito di un pavimento mosaicato con rosone centrale secondo una moda dell’epoca di Augusto.

La religiosità̀ del peristilio è sottolineata anche dalla presenza di ben due luoghi di culto: un’edicola ed un sacello. L’edicola del larario era destinata al culto domestico tradizionale, mentre il sacello particolare, destinato al culto delle divinità egizie ritratte nei dipinti: Anubi, dio dei morti con testa da sciacallo, Arpocrate, dio bambino figlio di Iside, la stessa Iside ed infine Serapide, dio guaritore. 

Accanto vi sono oggetti del culto isiaco, di cui il proprietario era forse un sacerdote. Il giardino, in una sorta di collezione museale, era decorato da rilievi e sculture in marmo, alcuni dei quali sono originali greci. Graffiti e un anello-sigillo indicano il proprietario in Cnaeus Poppaeus Habitus, imparentato con Poppea Sabina seconda moglie di Nerone.

Immagini:  Parco Archeologico di Pompei