Patrimonio industriale e complessi militari dismessi. L’importanza delle valutazioni preliminari al restauro - Il Giornale del Restauro e del Recupero dell'Arte
Immagine in apertura: Giotto, Rinuncia dei beni, ciclo degli Episodi della vita di San Francesco e figure di santi francescani, 1325 ca, Basilica di Santa Croce, Firenze, fonte Wikipedia
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Patrimonio industriale e complessi militari dismessi. L’importanza delle valutazioni preliminari al restauro

Nella dismissione di aree industriali e complessi militari, la nuova destinazione d’uso può essere considerata come elemento chiave per una pianificazione incentrata sulla sostenibilità ambientale e sociale nei progetti di restauro, largamente inteso come restauro urbano.

di Raffaele Falabella

Le aree dismesse sono spesso inglobate all’interno del tessuto edilizio consolidato della città e le superfici disponibili all’interno dei perimetri urbani in oggetto rappresentano un’opportunità per poter caratterizzare aree strutturate della città, inserendo nuove funzioni in un processo di rigenerazione, limitando contemporaneamente il consumo di suolo.

Per una corretta riuscita di interventi su patrimoni di questa tipologia è quindi prioritario strutturare format di analisi-valutazione di fattibilità tecnologica, affidabili e comparabili per migliorare l’attendibilità delle valutazioni economiche e finanziarie per la realizzazione progettuale.

In questa prospettiva l’approccio al bene deve considerare la configurazione finanziariamente fattibile in relazione alle alternative urbanistico-edilizie, alle condizioni di vincolo, alle potenzialità di mercato, al ruolo per la rigenerazione urbana e alle difficoltà tecniche di intervento, che determinano il rischio di insuccesso.

Le valutazioni ex-ante tecnico-ambientali, delle vocazioni d’uso e delle tecnologie appropriate d’intervento, sulla base degli esiti della diagnosi strutturale e tecnologica, assumono un ruolo ancora più determinante per le scelte fra conservazione e demolizione, specie in un andamento ancora difficile del mercato immobiliare. La più attendibile previsione degli interventi e dei costi medi permettono di indirizzare il processo, in particolare per un patrimonio con valenze storico-architettonico e testimoniale, ma non considerabile di altissimo valore monumentale, le cui potenzialità di mantenimento sono condizionate dalle potenzialità di riuso.

Complesso Mar.di.chi., magazzino di artiglieria e difesa chimica, ex stabilimento fratelli Piacenza 

La carenza di analisi conoscitive induce, inoltre, le Soprintendenze a porre vincoli generali su tutto il sito. Casi esemplari si possono facilmente riscontrare sul tessuto urbano della città di Torino, notevolmente caratterizzato dalla commistione fra fabbricati residenziali e di natura produttivo-industriale. Studi su questo tessuto hanno messo in evidenza che i fattori che portano a spostamenti molto significativi della previsione economica per i comparti ex militari ed industriali sono riconducibili alla generale assenza di rilievi geometrici di dettaglio e di conoscenza preventiva dei caratteri tecnico-costruttivi e strutturali, del degrado degli edifici, delle attività pregresse, comportanti rischio di inquinanti e quindi necessità di bonifica.

Un aspetto fondamentale di qualunque operazione di recupero di edifici con forte valenza storica ma con scarsa valenza monumentale, come nel caso del complesso Mar.Di.Chi. (Magazzino artiglieria e difesa chimica), ex Stabilimento f.lli Piacenza, di Torino, risiede nelle richieste di sicurezza sismica, assai vincolanti, che la normativa attuale impone. Se infatti non si riuscisse a conferire agli edifici da recuperare i necessari requisisti di sicurezza strutturale e antisismica mantenendo inalterate i valori peculiari che li caratterizzano come la spazialità originaria, le loro caratteristiche costruttive e strutturali, l’operazione di recupero funzionale declinato in ottica conservativa sarebbe di fatto impossibile e si imporrebbe una diversa strategia.

Di certo questo è un patrimonio di estremo potenziale, che deve accordarsi però alle vigenti normative per una corretta rifunzionalizzazione volta ad un restauro urbano responsabile.