Nuova vita per il capolavoro di Leonardo restaurato ed esposto ai Musei Vaticani - Il Giornale del Restauro e del Recupero dell'Arte
Particolari di prove in situ direttamente sulla superficie lapidea di un’opera
Il metodo della spugna di contatto nella valutazione di trattamenti per il materiale lapideo
8 Maggio 2019

Nuova vita per il capolavoro di Leonardo restaurato ed esposto ai Musei Vaticani

Il Cenacolo torna ai Musei Vaticani. Nuova vita per il capolavoro di Leonardo
Musei Vaticani: l’arazzo dell’Ultima Cena di Leonardo è finalmente esposto all’interno della nuova Pinacoteca Vaticana. Il restauro, a cura del laboratorio di restauro arazzi e tessuti dei Musei Vaticani, ha concesso all’opera una nuova vita, riportato in luce i colori, l’oro e la seta. Tornato nella Pinacoteca Vaticana, vi resterà fino alla fine del mese, quando partirà per due mostre, al Castello di Clos Lucé ad Amboise e al Palazzo Reale di Milano.

Redazione

Ha incontrato le mani sapienti delle restauratrici vaticane il mirabile arazzo che riprende il cenacolo di Leonardo Da Vinci. Tornato nella Pinacoteca Vaticana, vi resterà fino alla fine del mese, quando partirà per due mostre, al Castello di Clos Lucé ad Amboise e al Palazzo Reale di Milano.

L’arazzo è arrivato in Vaticano già nel 1533, quando Francesco I lo dona a Papa Clemente VII che, sbarcato a Marsiglia il 15 ottobre 1533, il 28 dello stesso mese celebra il matrimonio tra Caterina de’ Medici ed Enrico II, figlio di Francesco I.  Un’attenta lettura iconografica ha permesso di collegare l’arazzo alle persone di Luisa di Savoia e di suo figlio Francesco I. –
ha spiegato Alessandra Rodolfo

“Lo studio del retro dell’arazzo, condotto nel solco dei tanti quesiti posti nei decenni precedenti, l’analisi dei filati e dei pigmenti di colore, hanno offerto risposte fondamentali circa la sua datazione e la realizzazione. L’intervento ha inoltre reso possibile una serie di scoperte e precisazioni cronologiche che hanno contribuito a restringere il campo di una datazione che oscillava in uno spazio di tempo molto più ampio”. – dichiara Barbara Jatta, direttrice dei Musei Vaticani.

“L’opera, che ritrae l’Ultima cena di Leonardo – spiega Alessandra Rodolfo – è circondata da una bordatura criptica che reca, agli angoli bassi, il monogramma riferito a Luisa di Savoia, mentre i nodi rimandano all’emblema di Casa Savoia e all’Ordine dei Francescani. La salamandra è invece un chiaro rimando a Francesco I”.

Il restauro

La meravigliosa opera era molto usurata. Chiara Pavan, che ha guidato il restauro conservativo realizzato dal laboratorio dei Musei Vaticani, ha spiegato che ” si è dovuto mettere a punto un nuovo protocollo per intervenire sull’arazzo. A complicare le operazioni anche i precedenti interventi di restauro, ormai integrati con il supporto retrostante.

Un’analisi delle fibre ha messo in luce che il capolavoro si depolimerizzava. È stato necessario studiare un tipo di restauro come quelli compiuti sui tessuti. Si è proceduto a una pulitura a secco, meccanica. Si è resa indispensabile tuttavia un’umidificazione controllata per reidratare le fibre. Sui circa 45 metri quadri di arazzo è stata dunque fatta una spugnatura, quindi un consolidamento ad ago.

La tecnica utilizzata

Tutto il laboratorio, composto da sette persone, è stato impegnato nella difficile impresa, ma soprattutto Viola Ceppetelli, Laura Pace Morino e Emanuela Pignataro hanno eseguito il restauro a tutto campo. Seguendo la tecnica del “sandwich”, è stato utilizzato il lino dei vecchi restauri come supporto di cucitura e si è posizionato su varie zone, sagomandolo, un tulle in nylon precedentemente tinto, per proteggere ulteriormente l’arazzo. La grande operazione è stata dedicata alla restauratrice Natalia Maovaz, tragicamente scomparsa nel 2014.

Fonte: Vatican News