Nocria, restauri un polittico e scopri un secondo tesoro - Il Giornale del Restauro e del Recupero dell'Arte
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Nocria, restauri un polittico e scopri un secondo tesoro

La chiesa di San Vittorino, più volte restaurata nel passato, non ha retto alle ultime scosse dell’ottobre 2016 che hanno avuto epicentro proprio nel borgo marchigiano: il crollo progressivo, che ha coinvolto quasi tutta la struttura, ha trascinato con sé le opere conservate all’interno. Ma la tragedia ha permesso un’importante scoperta

di Eleonora Vittorini Orgeas e Luca Maria Cristini*

La chiesa di San Vittorino a Nocria, in provincia di Macerata, risale al XIII secolo ed è stata restaurata per la prima volta intorno al 1947. In seguito a tale intervento, la costruzione romanica originaria è stata conservata solo nel campanile e in una monofora in una parete laterale. A causa del terremoto del 1997, la chiesa ha subito importanti lesioni che hanno portato nel 1999 a un restauro per ricostruire le parti compromesse.

L’edificio religioso, purtroppo, non ha retto alle ultime scosse dell’ottobre 2016 che hanno avuto epicentro proprio nel borgo marchigiano: il crollo progressivo, che ha coinvolto quasi tutta la struttura, ha trascinato con sé le opere conservate all’interno. Tra queste è il polittico raffigurante la “Madonna con il Bambino e i santi” eseguito presumibilmente da Benedetto di Marco e risalente al 1490-1500 circa. Il dipinto, sepolto sotto le macerie, è stato estratto durante un intervento di emergenza ad opera delle squadre specializzate. Seppur danneggiato per le perdite di colore e di integrità strutturale del supporto, il polittico è stato recuperato interamente, fatta eccezione per alcune porzioni di cornice lignea (pinnacoli e decorazioni di traforo) rimaste probabilmente ancora sotto i detriti.

UN TESORO SCONOSCIUTO –  La tragedia ha permesso, però, di effettuare un’importante scoperta: proprio al di dietro della parete crollata sul polittico, è stata scoperta una pittura murale in una nicchia di modesta profondità, fino a quel momento del tutto ignota. Lo storico dell’arte maceratese Alessandro Delpriori, ad una prima osservazione, ha attribuito l’opera ai pittori Angelucci di Mevale, operanti e influenti nell’ambiente umbro-marchigiano, collocandola cronologicamente verso la fine del ‘500.

Osservando la parete dipinta, presumibilmente ad affresco, si può supporre che in origine vi fosse un altare sovrastato da un tabernacolo (posto successivamente?). Tale ipotesi nasce dai segni di spicconatura sul muro in corrispondenza della veste della Vergine. Più tardi, per ragioni al momento sconosciute, la nicchia è stata chiusa con un tamponamento in muratura .

RESTAURO E CONSERVAZIONE – Tra le problematiche inerenti la pittura murale rinvenuta, oltre che alla definizione del più adeguato intervento di restauro, vi è la scelta della più corretta modalità di conservazione. C’è da chiedersi, infatti, se il consolidamento della struttura muraria superstite possa essere sufficiente a garantire la conservazione della pittura o se invece sia necessario il suo stacco che porterebbe però a svincolarla dalla sua collocazione originaria.

Per quanto riguarda, invece, il polittico di Benedetto di Marco, attualmente esposto agli Uffizi nella mostra: “Facciamo presto! Marche 2016 – 2017: tesori salvati, tesori da salvare”, vi è la certezza che sarà portato all’Opificio delle Pietre Dure di Firenze per il suo restauro. L’intervento comporterà presumibilmente l’operazione di pulitura, oltre che il consolidamento e la parziale integrazione della superficie pittorica e della cornice lignea.

UN RIMPIANTO – Nonostante la ‘fortuita’ e ‘fortunata’ scoperta di un’insospettabile pittura murale, il rimpianto è quello di non aver potuto recuperare il polittico integro dopo le prime scosse in agosto, salvandolo dall’imminente tragedia. La chiesa, infatti, seppur seriamente lesionata, avrebbe permesso senza grossi rischi il recupero del dipinto.

Sebbene le forze messe in campo siano state pronte e preparate, è evidente che esse non siano state sufficienti a far fronte ad una tragedia dalla quale, ci auguriamo, si prenderà spunto per migliorare le attuali farraginose procedure d’emergenza sul patrimonio culturale.

*Luca Maria Cristini, libero professionista architetto, docente all’Istituto di Restauro delle Marche-Accademia di Belle Arti di Macerata, direttore dell’Ufficio Beni Culturali dell’Arcidiocesi di Camerino-San Severino Marche
*Eleonora Vittorini Orgeas è una diagnosta dei Beni Culturali (laurea quinquennale presso UNICAM e UNIPR) e restauratrice di pitture murali, sculture e mosaico (laurea magistrale presso Opificio delle Pietre Dure con tesi sul Bioconsolidamento, ricerca ancora in atto)