Musei senza barriere, miraggio o futuro prossimo? - Il Giornale del Restauro e del Recupero dell'Arte
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Musei senza barriere, miraggio o futuro prossimo?

Rendere fruibile a tutti in maniera indiscriminata i luoghi di interesse culturale è di per sé un atto che porta alla valorizzazione del patrimonio storico-artistico. La difficoltà maggiore nell’affrontare la tematica del superamento delle barriere architettoniche consiste nel fatto che tali criticità fisico-percettive rappresentano, nel caso dei beni culturali, il ‘valore’ stesso da tutelare. Il tema dell’accessibilità del patrimonio culturale si pone così come un’interessante sfida dei progetti di restauro e conservazione del patrimonio stesso

di Francesca Bond*

La fruizione del patrimonio può passare anche in maniera indiretta dall’utilizzo di supporti di divulgazione, siano essi più tradizionali (pubblicazioni e cataloghi) o multimediali (colonne interattive e applicazioni su larga scala che forniscono informazioni anche sui servizi rivolti ai visitatori). L’impatto maggiore però viene fornito sempre dall’esperienza fisica del bene culturale, che non ha solo lo scopo di promuovere la conoscenza del patrimonio e lo sviluppo della cultura, ma anche quello di mantenere ‘vivo’ il patrimonio stesso, quale bene di valore storico-economico di una comunità.

Il requisito fondamentale perché questo avvenga è l’accessibilità del bene a tutti i tipi di utenza, con una particolare accortezza alle persone diversamente abili, nell’accezione di ”chiunque, in maniera permanente o temporanea, si trovi ad avere difficoltà nei movimenti o nelle percezioni sensoriali” (D.M. 114/2008). Gli interventi di restauro dei beni storici non devono, come afferma Giovanni Carbonara nel suo trattato di restauro architettonico, ‘sottrarre al godimento le opere’, ma devono avere lo “scopo di salvarle consentendo che sussistano il più a lungo possibile, come parti esteticamente e storicamente vive della nostra società”.

Il salvataggio avviene solo attraverso una conservazione integrata, in cui il restauro si integra con uno scopo funzionale del bene, il cui utilizzo garantisce la sua manutenzione e ne scongiura il deperimento. Il tema dell’accessibilità del patrimonio culturale si pone così come un’interessante sfida dei progetti di restauro e conservazione del patrimonio stesso, in quanto i beni immobili e i siti archeologici spesso presentano caratteristiche di inagibilità intrinseche ai caratteri fisico-costruttivi delle fabbriche storiche.

CRITICITA’ – Le maggiori criticità sono dovute al difficile superamento di dislivelli ed ostacoli (gradini, scaloni monumentali, rovine archeologiche…), agli inesistenti sistemi di collegamento verticale tra i piani con sistemi di sollevamento o di risalita agevolata (ascensori e rampe) e anche alle difficoltà di orientamento percettivo dovuto alla distribuzione storica degli ambienti, sviluppatasi in molti casi per irregolari aggiunte successive. La difficoltà maggiore nell’affrontare la tematica del superamento delle barriere architettoniche consiste nel fatto che tali criticità fisico-percettive rappresentano, nel caso dei beni culturali, il ‘valore’ stesso da tutelare, garantendone la protezione e la conservazione per fini di pubblica fruizione.

Fig. 2 Progetto di Open Project S.r.l. di superamento delle barriere architettoniche per l’inserimento della sala dell’Archivio Notarile nel percorso museale accessibile a tutti i fruitori.

Progetto di Open Project S.r.l. di superamento delle barriere architettoniche per l’inserimento della sala dell’Archivio Notarile nel percorso museale accessibile a tutti i fruitori.

Nel progetto di restauro la conservazione della materia e dell’assetto originario di un bene è sempre preferibile, ma nel caso di interventi di accessibilità le modificazioni, seppur minime, si rendono necessarie con la consapevolezza di andare al individuare dei ‘gradi’ di tutela all’interno del bene stesso. Sta poi all’abilità del progettista interpretare il bene storico, sempre unico e differente, ed agire nella maniera più compatibile col criterio del minimo intervento, possibilmente reversibile (rampe di legno, corrimano ancorati su strutture provvisionali e removibili).

LA PINACOTECA DI CENTO – Gli interventi dovrebbero avere un carattere a maggioranza provvisionale, ma quando anche l’opera provvisionale rischia di compromettere la comprensione e la conoscenza del manufatto si possono cercare delle soluzioni integrate al sistema antico, in reciproco dialogo, con un carattere distinguibile contemporaneo e a supporto di una miglior fruizione del bene stesso. Nel caso della Pinacoteca Civica di Cento (FE), casa di molte opere del Guercino, ancora danneggiata dal sisma del 2012, già in fase preliminare è stato scelto di ampliare l’esposizione delle opere, rendendola soprattutto accessibile ai diversamente abili, superando un importante dislivello tra due corpi di fabbrica con l’ausilio di una galleria lievemente pendenziata, che diventa parte integrante del percorso museale, e di un sistema a pedana elevatrice integrato nell’installazione espositiva.

LINEE GUIDA – Pur comprendendo che ogni bene presenta una propria unicità e peculiarità differenti, le Linee Guida promosse dal MiBACT delineano i requisiti minimi da osservare per il superamento delle barriere architettoniche in materia dei orientamento, superamento delle distanze e dei dislivelli, fruizione delle unità ambientali e delle attrezzature, l’allestimento degli spazi espositivi, monitoraggio e manutenzione.

I requisiti esposti sono da considerarsi minimi per il raggiungimento dell’accessibilità dei luoghi, o nei casi di più difficile adeguamento del bene culturale, per garantire almeno la visitabilità degli ambienti più significativi e rappresentativi, fondamentali sia per la comprensione dell’identità architettonica che per la fruizione dei suoi valori.

Tali Linee Guida devono essere trattate come uno strumento per ‘stimolare la riflessione’ su un tema di grande complessità, superando il mero concetto di ‘messa a norma’ di un bene. Le ‘istanze di accessibilità, afferma il professor Carbonara, devono considerarsi come ‘normali elementi di progetto’, come la sicurezza, la solidità strutturale e il comfort igrometrico, in quanto il progetto di restauro non guarda al passato ma al futuro del bene.

*Francesca Bond è un architetto che svolge la propria attività nel campo del restauro e della conservazione dei beni storici. Collabora come tutor e cultore della materia ai corsi di Restauro Architettonico (Prof. Galli) e Materials and Technologies for Historic Building (Prof. Bragadin) presso la Facoltà di Ingegneria dell’UniBo
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