Musealizzazione urbana, l'esempio del quartiere popolare di Tor Marancia - Il Giornale del Restauro e del Recupero dell'Arte
#iorestoacasa in compagnia della Reggia di Caserta
30 Marzo 2020
La Reggia di Caserta celebra la prima Giornata europea dei Giardini Storici
25 Aprile 2020

Musealizzazione urbana, l’esempio del quartiere popolare di Tor Marancia

Le azioni di politica culturale e riqualificazione urbana sono spesso rivolte ad una giustificabile attenzione sul restauro e la riqualificazione dei centri storici, in quanto rappresentativi del sistema culturale classico del contesto territoriale di rifermento. Risulta però evidente effettuare una riflessione su quanto siano importanti le politiche di riqualificazione urbana, non semplicemente utilitaristica ma anche artistica e culturale, in merito alle periferie delle nostre città e dei nostri agglomerati urbani.

Nicola Potenza

Il periodo di quarantena imposto a causa della pandemia da Covid-19 può di certo far riflettere sulla importanza di rendere fruibili, funzionali e contemporanei ogni parte della città, una riflessione di certo scontata e degna di attenzione prima della complessità data dalla contingenza pandemica, ma al di là del fattore  problematico in termini economici, questa occasione può di certo far riflettere sulla necessità di rendere le nostre città accoglienti, egalitarie ed gradevoli su tutti i chilometri di estensione che non fanno riferimento al solo centro storico alle zone più centrali.

In merito alle politiche culturali, sebbene sia importantissimo e prioritario dare sostegno alla riqualificazione dei centri storici e sostenere le istituzioni culturali presenti sul territorio, risulta però ovvio effettuare una riflessione anche sulla lo stato di qualità o di abbandono delle periferie urbane. Oggi più di prima risulta importantissimo dare loro un ruolo prioritario e da considerare nell’economia culturale, di riqualificazione e rivalutazione.

Da sempre fermo sostenitore che la qualità della vita dipenda in modo indissolubile dall’armonia e dalla qualità urbana dei luoghi in cui si vive, sia in termini funzionali con la presenza di servizi distribuiti in modo egalitario sul tessuto urbano, sia per la presenza di valorizzazione e creazione di senso di appartenenza e identità, oggi più di prima si evidenziano le differenze urbane a cause di politiche estremamente differenziate nell’intera estensione dei nostri agglomerati urbani. A tal proposito è importantissimo promulgare attività che accrescano il senso di comunità e che possano essere attrattivi, non solo per un mercato turistico esterno, ma anche per aumentare il senso di qualità di vita degli abitanti di tutte le parti delle città, con misure professionali e appartenenti ad una visione decennale, distribuita e non arrangiata del futuro urbano italiano.

Si segnala a tal proposito una iniziativa nata a Roma nel quartiere popolare di Tor Marancia nel 2015. Un complesso condominiale popolare, il lotto 1, anonimo come tanti altri della capitale, è divenuto centro di sperimentazione di arte urbana contemporanea trasformando il volto di una intera porzione (seppur ristretta) della capitale. Sebbene l’attività non sia strettamente legata al restauro di opere d’arte presenti, si può di certo inserire all’interno dei progetti di riqualificazione di luoghi non coinvolti dai circuiti turistici tradizionali.

Il progetto Big City Life è un programma di musealizzazione urbana, che ha preso il via l’8 gennaio 2015 per concludersi il 27 febbraio dello stesso anno. Due soli mesi per trasformare un intero quartiere in un museo. Un progetto ambizioso ideato e curato dalla galleria 999 Contemporary, specializzata in pratiche di arte urbana, con lo stesso team che aveva lavorato al restyling della fermata della metro A, in piazza di Spagna, curando gli interventi permanenti di alcuni street artist internazionali. Il curatore Stefano Antonelli, con la consulenza di Gianluca Marziani, ha programmato un piano con il fine di trasformare l’anonima borgata romana in un distretto di arte pubblica contemporanea unico al mondo, coinvolgendo in questo processo la comunità locale, le scuole e le associazioni di quartiere e le oltre 500 famiglie che abitano le case popolari.

Ventidue artisti provenienti da tutto il mondo per dipingere l’intero quartiere con opere realizzate sulle facciate delle undici palazzine del comprensorio. I detrattori di politiche tanto innovative obiettano su quale sia la scientificità intrinseca rispetto a progetti museali di questa natura, si ovvia a questa giustificabile obiezione attraverso iniziative di sostenibilità urbana che devono essere a corredo dell’intero progetto, in modo da non declassarlo a pura e semplice iniziativa di decorazione urbana. Le iniziative di sostenibilità urbana sono ovviamente rivolte alla creazione di laboratori creativi per le scolaresche presenti sul territorio e alla formazione rivolta agli abitanti del luogo stesso, in tal modo la scientificità dell’iniziativa viene garantita attraverso una formazione dell’utenza di riferimento non solo esterna di via di Tor Marancia.

Per scongiurare il rischio di interventi sulla politica culturale post-pandemia rivolta a sole azioni di informatizzazione della tradizione culturale, è necessario effettuare delle considerazioni chiare. Sebbene sia assolutamente lodevole ed importante aumentare l’accessibilità culturale attraverso i sistemi informatici, in modo che la conoscenza e la cultura siano ampiamente diffusi attraverso le nuove tecnologie, è innegabile come l’esperienza sensoriale sia assoluta protagonista nella completa fruizione culturale ed è importante pensare ad un mondo culturale non costretto alla chiusura dei suoli luoghi museali deputati alla fruizione o al solo schermo del pc.

Obiettivo delle politiche culturali presenti e future è pertanto effettuare delle azioni che possano essere suddivise in sistemi di valorizzazione innovativa, come quella informatica o delle nuove tecnologie in genere, senza però dimenticare la necessità di uno sviluppo e un ampliamento delle politiche culturali rivolte a tutte le parti della città e di conseguenza della società.

L’esperienza di Tor Marancia può rappresentare un espediente per una piccola riflessione sulla creazione di una microeconomia per i residenti che gestiscono visite guidate, vendita cataloghi, produzione gadgets e piccole ristorazioni, rappresentando quindi un’azione sostenibile nell’ambito delle politiche di accoglienza e culturali. Inoltre è un felice esempio di collaborazione fra mondo istituzionale e privato rappresentato da Roma Capitale Municipio Roma VIII, Atac e dalla sponsorizzazione tecnica della multinazionale Sikkens. Un’ultima considerazione va effettuata sulla necessità di una programmazione culturale che sia pertanto rivolta alla innovazione tecnologica come già ricordato, ma anche alla produzione di cultura che venga resa accessibile in luoghi anche non classicamente deputati ad essa e, in ultima istanza, una programmazione della conservazione stessa della cultura prodotta con iniziative non puntuali e sporadiche ma programmate a lungo termine sia di conservazione, che di partecipazione culturale della comunità. Questi gli auspici provenienti da una situazione di crisi anche del mondo culturale, che può portare però ad una revisione delle politiche precedentemente attuate.

Condividi