LUMEN MUSEUM, il museo che racconta la fotografia a 2.275 metri di quota. - Il Giornale del Restauro e del Recupero dell'Arte
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LUMEN MUSEUM, il museo che racconta la fotografia a 2.275 metri di quota.

Lumen Museum esterni in contesto ambienale delleDolomiti
Nella diffusione della conoscenza sui beni culturali, un elemento essenziale da veicolare e da far comprendere, è l’eterogeneità del patrimonio culturale stesso. L’Italia è un paese ricco di testimonianze di valenza storico-culturale della più disparata natura, pertanto è importante che le politiche nazionali di restauro, conservazione e valorizzazione siano elaborate su differenti piani e tipologie di beni culturali da tutelare, con l’auspicabile attenzione di mantenerle all’interno del proprio contesto ambientale.

A cura di Nicola Potenza

Particolarmente interessante risulta in merito il progetto LUMEN MUSEUM, curato dall’architetto Gerhard Mahlknecht e dedicato alla fotografia delle dolomiti. Situato a 2.275 metri di quota, tra la Val Pusteria e la Val Badia, punto d’arrivo di impianti sciistici, e oggi teatro di concerti manifestazioni e sperimentazioni d’avanguardia.

All’interno dell’ampio spettro di tipologie di beni culturali da tutelare, la fotografia ancora subisce una immotivata poca conoscenza da parte dei conservatori, ma la valorizzazione del patrimonio fotografico italiano può rappresentare uno strumento fortemente interessante nell’ambito della sperimentazione, specie nei settori della museografia e ancor di più della museologia.

Il progetto

La struttura è il frutto del recupero di una vecchia stazione sciistica situata sulla cima sulla di Plan de Corones nei pressi di Brunico (Bolzano) a quasi 2.300 metri di altitudine. La vecchia infrastruttura è stata totalmente ristrutturata mantenendo comunque dei caratteri peculiari tipici dell’architettura contemporanea di alta quota. La riprogettazione e completa rifunzionalizzazione a fini museali, ha prodotto uno spazio espositivo su quattro livelli di 1800 mq di superficie, di un progetto che fa dell’inserimento ambientale il suo punto di forza. Elemento inoltre da sottolineare è la volontà ferrea di legare la struttura alle più complesse esigenze di esperienza di visita, inserendo negli ambienti un esclusivo spazio di ristorazione, bookshop e sale conferenze.

La collezione

Il museo ospita una collezione fotografica permanente dedicata alle icone dell’alpinismo, ma L’elemento di particolare rilievo è la sperimentazione in merito all’esperienza di visita rivolta agli ospiti. La collezione è arricchita non soltanto della classica esposizione delle opere stesse, ma il progetto prevede un percorso che si avvalga di installazioni multimediali e realtà virtuale, elementi oramai entrati nel linguaggio della normale museografia, ma che risultano particolarmente suggestivi considerate le particolari condizioni ambientali di progettazione del museo stesso. Il percorso di visita si compone inoltre di una sezione sull’ esordio della fotografia montana scientificamente documentata, una Wunderkammer con cimeli ottocenteschi, una sezione dedicata ai pionieri che hanno consacrato la propria vita a realizzare meravigliose immagini in vetta ed, infine, spazi dedicati a mostre temporanee.

L’Allestimento

In modo particolare, si segnala quanto un corretto lavoro di allestimento possa valorizzare estremamente una collezione potenzialmente di complessa fruizione. L’estroso lavoro di allestimento delle mostre realizzato da Giò Forma con la collaborazione di Beat Gugger, Martin Kofler, Richard Piock e Manfred Schweigkofler, permette al visitatore una completa immersione nell’ elemento più caratteristico del museo stesso, ovvero il contesto di appartenenza, le Dolomiti.

Il museo rappresenta un valido esempio di come la collezione stessa possa guidare una progettazione estrosa e di valorizzazione completa. Ne è l’esempio la “Stanza dell’otturatore”, ovvero un’apertura sulla parete che incornicia il panorama di Plan de Corones e trasforma la visuale stessa in schermo di proiezione riproducendo la forma di un otturatore fotografico. Infine particolarmente scenografica risulta la “Sala degli specchi” con il fine, puramente concettuale, di immergere il visitatore in una esperienza di illusione ottica a mimare la forza della natura.

Altro aspetto di interesse è la centralità che un progetto museale possa costituire per una intera porzione di territorio, infatti l’accesso al museo e alla sua collezione è consentito durante il periodo primaverile/estivo, al termine della stagione invernale e sciistica. In tal modo si può attuare l’ambizioso auspicio di rendere attrattiva una porzione di territorio che vive del turismo invernale, ma che necessita di variare la propria utenza di visite durante tutta l’annualità.

All’interno di una offerta culturale composta da grandi numeri, musei, attrazioni ecc è importante saper differenziare il prodotto culturale per poter effettuare politiche di diffusione in modo eterogeneo ed esteso sull’intero territorio, toccando anche ambiti di complessa progettazione come, appunto, quello montano. Le politiche culturali devono pertanto ambire ad una più completa progettazione museale contemporanea, con atti di coraggio espositivo, sempre rivolti alla pubblica utilità e alla valorizzazione del territorio stesso nelle sue caratteristiche e unicità. Un approccio tanto peculiare può salvare dalla standardizzazione dell’esperienza museale e aprirla nei riguardi di un pubblico di diversa estrazione.

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