L’evitabile rogo della Cavallerizza Reale di Torino - Il Giornale del Restauro e del Recupero dell'Arte
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L’evitabile rogo della Cavallerizza Reale di Torino

L’evitabile rogo della Cavallerizza Reale di Torino
All’alba di stamane è divampato un incendio che ha coinvolto i tetti della Cavallerizza Reale di Torino. L’edificio, di estremo pregio e rilievo architettonico, venne destinato all’esecuzione di esercitazioni equestri della cavalleria sabauda nel centro di Torino. L’intero complesso è stato dichiarato patrimonio riconosciuto dall’Unesco dal 1997.

a cura di Nicola Potenza

Progettato nel 1740 dall’architetto Benedetto Alfieri, nel 1840 l’edificio subì una profonda trasformazione su progetto dell’architetto Ernest Melano. Dopo i danni, parzialmente recuperati, dei bombardamenti del 1943 il complesso, rimasto abbandonato, è attualmente occupato da alcuni collettivi. Lo stesso patrimonio fu già stato interessato da un precedente incendio di certa origine dolosa nel 2014.

Le fiamme hanno coinvolto le aree chiamate ‘Le Pagliere’, dove sono dislocati magazzini e aree dove viene accatastato materiale di risulta. “Il fuoco è divampato verso le 7.20.  A quell’ora c’era già gente nei laboratori. C’erano anche persone che hanno passato lì la notte”, racconta uno degli occupanti.

Al termine delle operazioni di spegnimento del rogo, il prefetto ha posto sotto sequestro l’area. Il complesso ottocentesco appartiene per metà alla Cassa depositi e prestiti e per l’altra metà a un fondo della città di Torino dal 2010.

Elemento di estremo interesse, che va aldilà dell’incendio, risulta essere la funzione a cui è destinato il complesso architettonico. L’area infatti è occupata da tempo da esponenti dei centri sociali cittadini che hanno scelto la sede per le proprie attività laboratoriali, ricreative e di soggiorno.

Come raccontano i ragazzi, venerdì scorso la Digos ha eliminato tutte le linee aeree proprio alle Pagliere. “Sono arrivati di notte. Un’azione per aumentare la sicurezza. Per questo è difficile credere che sia nato a caso, visto anche il tempo e l’umidità. All’interno c’erano una trentina di persone,  si fermano qui quando finiscono di lavorare. È strano, venerdì intervengono per le linee e lunedì ci svegliamo con l’incendio dove non c’era nessun modo per farlo scattare”.

Dura la posizione della soprintendente ai Beni architettonici Luisa Papotti che esprime con vigore quanto segue: “Più che addolorare questo incendio ci preoccupa. Non ci sbilanciamo per ora. Aspettiamo che si faccia una stima dei danni. Ci sono danni importanti in termini di estensione ed entità ma non sono tali da immaginare di non poter ricostruire. Un rogo che si poteva evitare, sono arrivati tanti segnali di allarme, la soprintendenza ha richiamato la proprietà ad avere maggiore attenzione sullo stato del bene. C’è una situazione di assenza di controllo. Per la struttura servirebbe un percorso condiviso con le istituzioni cittadine, un percorso attardato e mai arrivato in fase conclusiva. Torino ha un patrimonio monumentale valorizzato, l’unico vuoto che rimane è la Cavallerizza”.

La sindaca Chiara Appendino dopo un sopralluogo nei locali con l’assessore comunale all’Urbanistica Antonino Iaria afferma: “Dobbiamo ringraziare i vigili del fuoco per il lavoro che hanno fatto nel domare l’incendio che poteva creare molti più danni. Non sono state intaccate le aree dell’Auditorium Rai e nell’Archivio. Ora è difficile fare una valutazione, ci saranno accertamenti. Di certo a caldo fa male vedere l’edificio storico in queste condizioni. Siamo andati a vedere le aree e appena avremo informazioni saranno date. Bisogna rassicurare che l’incendio è stato domato, è tutte le valutazioni si faranno di conseguenza. Per il rilancio della Cavallerizza  ci eravamo dati l’obiettivo di chiudere per il 31 ottobre lo studio per dare una vocazione alle aree del complesso e manterremo i tempi. Dal punto di vista politico si va avanti. Il tema oggi non è l’occupazione ma che la Cavallerizza così non può stare, ho chiesto all’assessore Iaria sin da subito di lavorare su questo dossier come prioritario. Stiamo lavorando anche per evitare episodi come quello di questa mattina”. 

Superfluo ma necessario sottolineare che la gestione organica del patrimonio culturale necessita di piani e competenze che vadano molto oltre la spontanea occupazione. Il patrimonio storico è importante possa avere funzioni che coinvolgano la cittadinanza con attività laboratoriali, culturali e se possibile di occupazione. Ma anche queste vanno programmate in un progetto di management del patrimonio che non può non essere regolamentato dalle istituzioni coinvolte nella proprietà, Regione e Comune in primis. 

La valorizzazione del patrimonio passa solo attraverso una attenta programmazione pluriennale, effettuata con competenze specifiche che garantiscano la sostenibilità delle attività presenti nel pieno rispetto delle specificità del luogo con l’obiettivo di una attiva ma rispettosa conservazione di un patrimonio comune.