Le isole perdute della laguna di Venezia - Il Giornale del Restauro e del Recupero dell'Arte
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Le isole perdute della laguna di Venezia

Regalate a quelle isole architetti innamorati
Isole perdute : un progetto fotografico di Pierluigi Claudino, architetto e fotografo veneziano – o come si definisce lui – di uno dei cordoni litoranei che separano la Laguna dal Mare Adriatico. Con “Isole non più abbandonate della Laguna Sud”, Pierluigi Claudino punta lo sguardo su queste isole dal futuro incerto.

Redazione

Il progetto, che indaga le isole abbandonate della Laguna Sud di Venezia, nasce nell’ambito di un percorso post laurea biennale che forma professionisti nell’ambito del restauro, la Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio IUAV, che Pierluigi Claudino ha frequentano negli ultimi due anni. La sua tesi, “Isole non più abbandonate della Laguna Sud”, offre indagini e proposte di progetto sull’opportunità e possibilità di restauro e valorizzazione di un sistema di 8 isole abbandonate nello specchio sud della Laguna di Venezia.

Il racconto fotografico è nato prima come alternativa forma di analisi, una presa di coscienza dell’esistenza di brani abbandonati di tessuto urbano della città, che emergono dalle acque della laguna. Acque capaci da un lato di uniformare un paesaggio e dall’altro di allontanare con barriere invalicabili tra relazioni e memorie.

Superando il preliminare e comune primo sguardo sulla distesa “naturale” della laguna: le isole appaiono come manufatti antropici, luoghi delle attività umane che non potevano avere per contingenza, sicurezza o necessità diritto di residenza nel centro storico. Le Isole sono nuclei satelliti della città, una composizione stratificata di relazioni e usi.

Nelle isole i resti di strutture ecclesiastiche e la toponomastica locale “Santo qualcosa” ci sussurrano: luoghi di meditazione, isolamento e agricoltura come San Giorgio in Alga; luoghi d’arte e cultura come Santo Spirito o luoghi più libertini e come Sant’Angelo delle Polvere, teatro di amori libertini.


Le isole Ottagono di San Pietro, Ottagono di Poveglia, Ottagono di Alberoni e Ottagono Abbandonato ci restituiscono uno spaccato del sistema difensivo veneziano: una città senza mura rimasta inespugnata per secoli.

Il silenzio verde della vegetazione e il volo degli uccelli migratori cancellano echi di una passata storia militare o sanitaria di alcune isole: è il caso delle Isole batteria Ex Poveglia, Campana e Fisolo, trasformatesi in oasi di nidificazione, e isole come Poveglia, perse nella vegetazione sono avvolte da storie di folclore, superstizione e gli immancabili spiriti.

Altre isole sembrano ghiacciate in un istante di storia che perdura in eterno, dove le severe geometrie edilizie nate dalla necessità di controllo e difesa del territorio raccontano il loro ultimo uso formale e l’attuale lento deperimento e disfacimento materiale. L’isola Spignon è una di queste, con la sua torre in muratura che ospitava un vecchio faro di ingresso alla bocca di porto di Malamocco o la rigida geometria dei depositi di polvere da sparo ed edifici di servizi dell’isola di Sant’Angelo della Polvere.

Il racconto fotografico restituisce un nuovo punto di vista dal quale le isole perdute sembrano tendere alla città di Venezia e al suo territorio urbano. Esse, ammantate in un ciclico stato larvale di rinaturalizzazione, attendono che la città volga nuovamente lo sguardo verso di loro e che la giostra di antiche e nuove relazioni riprenda il proprio moto.

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