L'Agar e il restauro: un metodo di intervento ecosostenibile - Il Giornale del Restauro e del Recupero dell'Arte
Parte il restauro del San Marco di Donatello. Sarà realizzato dall'Opificio delle Pietre Dure
Parte il restauro del San Marco di Donatello. Sarà realizzato dall’Opificio delle Pietre Dure
20 Giugno 2019
Reggia di Venaria, nel 2020 riaprirà la Fontana dell’Ercole
28 Giugno 2019

L’Agar e il restauro: un metodo di intervento ecosostenibile

Applicazione della metodologia sulle opere della Gipsoteca

Sull’onda dell’interesse per la ricerca di metodi di intervento con materiali rispettosi delle opere e della salute dell’operatore nonché ecosostenibili per l’ambiente di lavoro, negli ultimi anni si è riscontrata una grande attenzione per i gel di Agar e la loro applicazione nell’ambito degli interventi di pulitura nel restauro delle opere d’arte.

L’agar-agar (noto anche semplicemente come Agar) è un idrocolloide naturale con proprietà addensanti. Costituito da una miscela di sostanze, prevalentemente Agarosio e Agaropectina, l’Agar viene estratto dalle alghe rosse della famiglia delle Rodoficee. Essendo privo di batteri patogeni e metalli pesanti, esso non presenta alcun rischio per l’operatore. Derivando infatti da una specie vegetale, l’Agar è notoriamente utilizzato anche come gelificante naturale per uso alimentare.

Questo materiale è in grado di diventare solubile in acqua a temperature superiori agli 80°C. Fornendo infatti del calore si crea una soluzione fluida che, in seguito a raffreddamento – sotto i 40°C circa -, si trasforma nel caratteristico gel rigido all’interno delle cui strutture ordinate le molecole d’acqua sono in grado di muoversi. La principale caratteristica dell’Agar è infatti la “termoreversibilità”: se riscaldato, il gel fonde formando nuovamente una struttura rigida per raffreddamento. Tale processo di gelificazione/liquefazione può essere invertito innumerevoli volte.

Nell’ambito del restauro, i gel di Agar hanno il grande vantaggio di trattenere fortemente l’acqua la cui penetrazione nella superficie porosa di un manufatto può essere quindi controllata dall’operatore. Inoltre, nel caso della pulitura, il gel è in grado di intrappolare al suo interno particelle di “sporco” solubilizzato rendendone più facile la rimozione.

Ma come si prepara il gel di Agar?

Il prodotto in polvere viene sciolto in acqua o in una soluzione acquosa in una percentuale variabile tra lo 0,5% ed il 5% (la soluzione può inoltre contenere altre sostanze solubili in acqua e utilizzate per potenziare l’operazione di pulitura). Il tutto viene portato ad ebollizione per 6 minuti e tenuto sotto costante agitazione.

Quindi, si lascia raffreddare e si ottiene il gel che può essere ulteriormente liquefatto per riscaldamento.

L’Agar così preparato prevede quindi due modalità principali di applicazione. Nel primo caso, il gel rigido viene direttamente appoggiato sulla superficie dell’opera umidificando ma limitando nettamente il rilascio dell’acqua.

Nel secondo caso, la soluzione ancora calda e fluida viene stesa sulla superficie tramite pennello e lasciata raffreddare. Questa modalità di utilizzo può essere utile nel caso in cui l’oggetto sia tridimensionale o comunque la superficie del manufatto sia particolarmente scabrosa poiché il gel è in grado di riprodurne la morfologia. Al termine dell’operazione, questo viene poi rimosso meccanicamente sollevandolo delicatamente a partire dai bordi.

L’utilizzo di questi gel è stato preso in esame fin dagli anni ’60 ma solo recentemente sono stati condotti degli studi approfonditi sulle loro caratteristiche e potenzialità per il restauro.
In un prossimo articolo parleremo della modalità di utilizzo dell’Agar per la pulitura delle opere d’arte!