L’Adorazione dei Magi ritrova i suoi colori - Il Giornale del Restauro e del Recupero dell'Arte
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L’Adorazione dei Magi ritrova i suoi colori

Il celebre dipinto di Leonardo da Vinci torna a risplendere agli Uffizi dopo un lungo restauro durato 5 anni. Una vera e propria risurrezione dell’opera considerata da molti fondamentale per lo sviluppo dell’intera poetica e della tecnica del genio toscano, riconoscibile in capolavori come il San Girolamo e la Vergine delle Rocce.

redazione

FIRENZE – Ci sono voluti ben cinque anni, ma dopo un importante intervento di restauro, condotto dall’Opificio delle Pietre Dure, il capolavoro di Leonardo l’Adorazione dei Magi torna a risplendere alla Galleria degli Uffizi. Il dipinto realizzato nel 1481, era stato trasportato d’urgenza nella sala operatoria dell’ente di tutela in una notte del novembre 2011 a causa di un lento, quanto inesorabile, offuscamento della superficie pittorica. Un declino per molti inarrestabile, frutto di secoli di depositi materiali estranei alla tela, che nel corso degli anni avevano ormai trasformato l’opera  in un ammasso bruno e rossastro d’ombre fangose, prive di dettagli e difficilmente distinguibili.

RISURREZIONE – Una condizione talmente critica da far quasi gridare al miracolo davanti al lavoro degli specialisti dell’Opificio, le cui cure hanno riportato allo splendore originale il celeste del cielo e i colori naturali dell’albero al centro del dipinto, volti e corpi delle figure hanno recuperato pienezza e profondità, dallo sfondo sono riaffiorate scene invisibili o appena distinguibili ad occhio nudo. Una vera impresa, condotta dal team di cinque specialisti guidati da Roberto Bellucci e Patrizia Riitano, con la supervisione di Cecilia Frosinini e del responsabile dell’Opificio Marco Ciatti, e sostenuta anche da una donazione di 180mila euro degli Amici degli Uffizi.

L’INTERVENTO – Ancora prima di essere toccata, l’Adorazione è stata sottoposta a 12 mesi di studi preliminari e scansioni ad infrarossi in grado di rilevare e separare fino a 15 livelli del tratto di pittura, sfruttando le diversità delle lunghezze d’onda. Una volta individuati i problemi del dipinto è iniziato il lavoro vero e proprio in due fasi. Per prima cosa sono stati rimossi tutti i depositi di materiale non originale accumulato in secoli di esposizione nella galleria granducale;  in seguito, i restauratori hanno operato la parziale ricostruzione, a partire dal supporto di legno, rotto in 4 punti. “Si è salvato un capolavoro a rischio – ha commentato il direttore degli Uffizi Eike Schmidt – così facendo, nel mentre  abbiamo portato alla luce un mondo ricchissimo che viveva nell’opera rimasto nascosto in questi secoli, e abbiamo finalmente potuto ‘spiare’ dentro la mente di Leonardo”.

ELEMENTI CHIAVE DI LEONARDO – Un aspetto sottolineato anche dal responsabile dell’Opificio, secondo il quale l’Adorazione potrebbe essere stata, in pratica, la tavola preparatoria di elementi chiave contenuti in altri grandi capolavori dell’artista toscano, come la perduta Battaglia di Anghiari, il San Girolamo (accolto nei musei Vaticani) e persino la Vergine delle Rocce. “Come disse Vasari – spiega Ciatti, – l’Adorazione segna l’invenzione della maniera grande  e ora ne abbiamo la conferma: Leonardo era avanti di almeno 40 anni rispetto ai contemporanei nell’evoluzione della pittura. Anche rispetto a se stesso: dal dipinto sono riemerse infatti sperimentazioni che poi ritroviamo, in forma più compiuta, in altri suoi capolavori. La zuffa di cavalieri che appare sullo sfondo ricorda molto di quanto sappiamo della Battaglia di Anghiari; vicino alla Vergine collocata al centro troviamo la testa di un vecchio che fa pensare senz’altro ad una sorta di studio del suo San Girolamo. Ed anche i riflessi d’acqua, visibili, con un po’ di attenzione sotto i piedi di Maria, evocano l’effetto visivo che comparirà, con maggiore forza nella Vergine delle Rocce”.

L’Adorazione, finalmente tornata a casa,  sarà celebrata fino al 24 settembre con una mostra a lei dedicata al primo piano degli Uffizi, all’interno della quale sarà esposta anche la pala di soggetto analogo realizzata da Filippino Lippi. Video e raffigurazioni a grandezza naturale mostreranno il prima e il dopo il restauro e racconteranno passo le fasi principali dell’intervento. Successivamente, l’opera verrà definitivamente spostata al secondo piano del museo fiorentino, dove sarà l’ospite d’onore, tra la Resurrezione di Cristo e l’Annunciazione, della sala di Leonardo che il direttore intende allestire a partire dall’autunno.

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