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Pompei: la Villa dei Misteri
resta un enigma

di Massimiliano Sansavini

Cento ville, un panorama che si allunga seguendo l’antica strada che collega Pompei a Ercolano: alle pendici del Vesuvio si trova uno dei più antichi complessi residenziali della zona. Scoperta agli inizi del ‘900, a metà fra due tipologie dello stesso archetipo (“d’Otium” e “Rustica”), la ‘Villa dei misteri’ è l’unica struttura del sito a contenere dei misteriosi affreschi, appartenenti ad una civiltà, quella augustea, della quale si pensava aver scoperto quasi tutto.

La costruzione è datata I sec. a.C e nasce come impianto residenziale, composto da atrio, tablino e sala soggiorno per accogliere la classe nobile. Grazie ai più recenti studi svolti dalla Soprintendenza Pompei, è stato possibile stabilire che, a seguito del terremoto del 62 d.c., la residenza abbia subito una trasformazione in complesso agricolo e produttivo. Al momento dell’eruzione del Vesuvio erano in corso i lavori di adeguamento e ampliamento per accogliere la nuova funzione; sono quindi pervenute a noi parti incompiute del nuovo cantiere.

Riti misteriosi

L’esedra semicircolare che conclude la sequenza di spazi è affacciata sul mare, offrendo una spettacolare vista a 180°. Dal soggiorno, grazie ad un corridoio laterale, si accede alla Sala dei Misteri, dove è presente uno spazio a triclinio, con il pavimento diviso in tre parti. Una sola è in piano e le altre sono inclinate di 10° rispetto al tavolo in cui veniva servito il pranzo. Sulle pareti, che presentano un podio reso mediante uno scalino decorato a finto marmo, è presente il misterioso ciclo pittorico, oggetto dell’intervento.

IL MISTERO – Diverse ipotesi e critiche si discutono sul senso del contenuto, visto che le figure e l’ambientazione presente sono ben chiare anche se in stato di scarsa conservazione. Nella scena sono presenti diverse figure, ma solo due sono al centro della narrazione pittorica, Dionisio e Afrodite o Arianna, la coppia per antonomasia del culto romano.

Il mistero riguarda l’atto compiuto da Afrodite nel rivelare il fallo di Dionisio con accanto un angelo che si flagella. La lettura può essere fatta in chiave iniziatica e il senso può essere quello di un rito prettamente femminile, prima del matrimonio, che a livello simbolico usava all’epoca.

Gli studiosi individuano nella tradizione latina arcaica una festività, quella de i Matronalia, dedicata alla dea Giunone, in cui il 1° marzo veniva officiato un rito molto antico, che vedeva la Matrona romana offrirsi allo sposo e compiere il destino coniugale della coppia. Altre ipotesi sono state avanzate riferendosi a Misteri Dionisiatici (riguardanti Dionisio), Orfici (riguardanti Orfeo) e perfino Isiaci (riguardanti Iside), appartenenti al mondo egiziano, segno di una forte continuità dei culti pre-romani.

L’INTERVENTO – Il restauro degli affreschi si compone di diverse tecniche e diverse fasi ma in questo caso specifico, una in particolare, è stata utilizzata per la prima volta in grande scala e il cantiere è stato quindi oggetto di sperimentazione.

La tecnologia utilizzata sfrutta la precisione del laser per un’operazione, quella della pulitura, che avrebbe comportato la perdita di stratificazioni storiche importanti se fosse stata compiuta con tecniche tradizionali, come quelle meccaniche o chimiche. Molto spesso le prime sono compiute con acqua deionizzata a bassa pressione e le seconde tramite acidi, che a differenza del tempo di applicazione rimuovono più o meno strati. Dopo la fase di pulitura seguiranno interventi di reintegrazione delle lacune tramite tecniche di puntinato, rigatino o simili.

LE TRACCE DEL TEMPO – Nel corso degli ultimi decenni si è parlato moltissimo dell’importanza delle tracce lasciate dal tempo, che siano di origine umana o naturale. Spesso questi segni si portano dietro una memoria molto importante, che va assolutamente conservata per le generazioni future.

Baccanali

Baccanali

Per quanto riguarda il particolare intervento del quale si è parlato sopra, è giusto fissare un’idea molto importante: il passato è un fondamentale strumento di studio. Il rito rappresentato nell’affresco è solo uno scalino dell’antichissima scala che l’umanità ha percorso per giungere alla concezione contemporanea della vita, passando per negazioni e sviluppi.

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