Imaging Multispettrale e Ultrasuoni: il restauro di una stele egizia - Il Giornale del Restauro e del Recupero dell'Arte
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Imaging Multispettrale e Ultrasuoni: il restauro di una stele egizia

Lo studio di tesi della stele S.06145, proveniente dal Museo Egizio di Torino, ha evidenziato alcuni aspetti critici che hanno dettato la necessità di alcune scelte volte a garantire l’integrità e la conservazione del manufatto. L’intervento di restauro ha quindi tenuto conto di questi elementi, facendo ricorso all’uso di indagini diagnostiche non invasive come l’Imaging Multispettrale per la lettura dei geroglifici e gli Ultrasuoni per lo studio dello stato conservativo.

Alessia Spoladore

La stele oggetto di studio, è un’opera in calcare datata alla XIX dinastia e proveniente dal santuario rupestre di Deir el-Medina, villaggio che durante il Nuovo Regno fu destinato ad ospitare gli operai preposti alla costruzione delle tombe reali della Valle dei Re e della Valle delle Regine.

L’analisi storico-artistica ha rivelato che il manufatto in oggetto nasce come rilievo decorativo di una delle pareti del santuario rupestre di Meretseger e Ptah. La stele S.06145 è quindi il frammento superiore di quello che in origine era la decorazione parietale originaria; ad oggi è ascrivibile  alla categoria delle stele per forma e contenuto, imitando da un punto di vista tipologico le stele centinate.

Per quanto concerne la raffigurazione, la stele è suddivisa in due registri: nella parte sottostante vi sono le silhouette dipinte ad ocra rossa mentre nella parte soprastante vi sono i geroglifici. Al centro della rappresentazione si trova la scena principale: il Dio Amon raffigurato nell’atto di porgere il simbolo della festa Heb-sed al faraone Sethi II, dietro di lui si trovano la figura della dea Mut e di Khonsu.

Sopra la nostra raffigurazione si trovano i geroglifici, i quali esplicano la scena sottostante; purtroppo i segni risultano molto labili e difficili da decifrare e per tale motivo ci si è avvalsi di un’analisi diagnostica non invasiva per la loro lettura.

In collaborazione con il CNR di Pisa è stata effettuata un’analisi basata sull’Imaging Multispettrale, utilizzando un approccio innovativo per l’elaborazione dei set d’immagini acquisito sulla stele oggetto di studio.

Il sistema di acquisizioni multispettrale è costituito da una camera digitale ad alta risoluzione Moravian G2-8300 (CCD detector KAF-8300, imaging area 18.1 X 13.7 mm, pixel size 5.4 x 5.4 mm) con un range dinamico di 16 bit. Il sensore è raffreddato per ridurre il rumore elettrico durante le acquisizioni. La risoluzione spettrale è ottenuta grazie all’uso di 9 filtri interferenziali con un’ampiezza di banda ± 25 nm intorno alle lunghezze d’onda centrali di: 400, 450, 500, 550, 600, 650, nell’intervallo dello spettro visibile e 850, 950, 1050 nm nel vicino infrarosso. Le caratteristiche di esposizione e messa a fuoco sono state modificate per ogni banda mantenendo sempre le stesse condizioni di illuminazione per la sequenza di immagini.

E’ stata ricostruita sia l’immagine a colori attraverso la sovrapposizione di tre immagini acquisite sequenzialmente nelle bande spettrali fondamentali RGB, che in falso colore IR. La rilettura dei geroglifici dipinti sopra le figure è stata ottenuta attraverso l’applicazione dei metodi statistici di separazione sul set di immagini multispettrali, utilizzando algoritmi di ortogonalizzazione sviluppati dal CNR di Pisa. Con questa tecnica è stato possibile leggere in maniera molto più semplificata i geroglifici dipinti sopra le figure.

Ciò che ha confermato l’indagine è che i geroglifici esplicano la scena sottostante, ogni personaggio raffigurato trova sopra di esso un cartiglio contenente il proprio nome; la presenza inoltre dello scarabeo conferma la figura reale di Sethi II.

Area in cui si trovano i geroglifici dipinti ad ocra rossa
Risultato post prodotto dell’analisi basata sull’Imaging Multispettrale

L’analisi dello stato di conservazione del nostro manufatto ha rivelato la presenza di una fessurazione non passante, ma che si estende per tutta la larghezza dell’opera. Tale fessurazione, attraversandola orizzontalmente, interessa la zona dove sono presenti le silhouette dipinte in ocra rossa. Lo sviluppo e l’andamento sono stati condizionati dalla struttura sedimentaria del materiale lapideo.

Per comprendere l’entità di questa fessurazione e capire al meglio come procedere con la movimentazione dell’opera durante l’intervento di restauro, ma anche in futuro, ci si è avvalsi anche qui di un’analisi diagnostica non invasiva, grazie alla collaborazione del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Torino.

L’indagine sfrutta il principio per il quale la velocità di propagazione delle onde elastiche all’interno di un materiale dipende dalla sua rigidezza, e quindi la misura della velocità ultrasonica è diagnostica di possibili variazioni dello stato di conservazione del manufatto.

L’indagine è stata effettuata tramite coppia di sonde (trasmittente e ricevente) posizionate sulla superficie; l’acquisizione è stata eseguita utilizzando 147 punti di misura, che sono stati processati e successivamente interpolati come campo di velocità tramite software Surfer.

In questo modo è stato possibile osservare una significativa riduzione di velocità (50% circa) in corrispondenza della fessurazione e quantificare l’estensione della fascia alterata.

Questo dato è stato utile per affrontare correttamente l’intero intervento di restauro, la movimentazione e la progettazione della proposta espositiva.

L’opera oggi appartiene alla collezione del Museo Egizio di Torino (S.06145, CGT 50089) e secondo il numero d’inventario museale l’opera sarebbe arrivata in museo tra il 1905 e il 1906.

Crediti fotografici:
Museo Egizio, Torino;
Fondazione Centro Conservazione e Restauro dei Beni Culturali “La Venaria Reale”;
ICCOM-CNR U.O.S di Pisa;
Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università degli Studi di Torino.
Autore: Dott.ssa Alessia Spoladore
Restauratrice laureata a pieni voti presso l’Università degli studi di Torino in convenzione con la Fondazione Centro Conservazione e Restauro dei Beni Culturali “La Venaria Reale”, classe LMR/02-abilitante ai sensi del D.Lgs. 42/2004. Formatasi nel settore del restauro e della conservazione dei materiali lapidei, musivi e derivati, superfici decorate dell’architettura.
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