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Il sogno del Carpaccio diventa realtà. Concluso il restauro di Sant’Orsola

Concluso il restauro delle storie spettacolari di Sant’Orsola, dipinte sul finire del Quattrocento dal Carpaccio poco prima del passaggio di Leonardo a Venezia. Sono anch’esse fra le opere più significative della pittura rinascimentale. Le opere tornano tutte visibili alle Gallerie dell’Accademia.

Redazione

“Sono particolarmente lieto di annunciare che, dopo un lungo intervento conservativo, Le Storie di sant’Orsola di Vittore Carpaccio, uno dei capolavori della pittura rinascimentale, vengono finalmente restituite al pubblico”. Così il Dott. Giovanni Panebianco, Segretario Generale del MIBAC, attualmente Direttore delle Gallerie dell’Accademia di Venezia.

Il restauro del ciclo, realizzato grazie al generoso contributo di Save Venice, è stato preceduto da una propedeutica fase di studio ed analisi diagnostica condotta, dall’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro di Roma e dal Laboratorio Scientifico delle Gallerie, a partire dal 2010.

I nove teleri con le Storie di Sant’Orsola si presentavano in uno stato conservativo disomogeneo, coperti da vernici alterate e sovrammissioni pittoriche localmente frammentarie; alla cattiva percezione estetica delle singole opere si univa un aspetto diversificato che condizionava fortemente la lettura del ciclo come un insieme unitario. Le cause principali risiedevano nelle disomogenee condizioni conservative e nelle antiche vicende restaurative cui le opere erano state oggetto. I numerosi interventi iniziano infatti con Vittore Carpaccio ancora in vita e terminano, nel 1982-84, con il restauro di Ottorino Nonfarmale. Di quest’ultimo intervento sono state mantenute le fodere e i telai lignei ad espansione, ancora efficienti.

Il primo intervento conservativo, del 2013, è stato condotto, sull’Arrivo a Colonia dall’ISCR, con Francesca Capanna, Anna Maria Marcone, Paolo Scarpitti e Carla Zaccheo, sotto la direzione di Matteo Ceriana, Maria Chiara Maida e Daila Radeglia.

La chiusura della Sala, nell’agosto 2016, ha dato avvio all’intervento sul resto del ciclo. Il restauro dell’Apoteosi di Sant’Orsola è stato condotto, sotto la direzione di Francesca Capanna, Dora Catalano e Carla Zaccheo, della ditta CBArt, mentre l’intervento sui rimanenti sette teleri è stato realizzato, sotto la direzione di Giulio Manieri Elia e Alfeo Michieletto e il coordinamento delle indagini scientifiche di Ornella Salvadori, dal raggruppamento temporaneo delle imprese C.B.C. di Roma e Egidio Arlango di Vicenza  con la consulenza, per la definizione del protocollo di pulitura, di Paolo Cremonesi.

Il cantiere di restauro, per una significativa scelta della direzione, è stato tenuto visibile agli studiosi e frequentatori del museo, attraverso speciali visite guidate. Dal 8 giugno le opere restaurate tornano finalmente fruibili per tutti i visitatori del museo.

Vittore Carpaccio dipinge le Storie di Sant’Orsola, stando alle date apposte sulle tele, tra il 1490 e il 1495 per decorare le pareti della Scuola omonima situata presso la basilica dei Santi Giovanni e Paolo. La Scuola annoverava tra i suoi membri molti patrizi veneziani, tra essi i Loredan, le cui armi campeggiano nel telero con il Martirio di Sant’Orsola, e giovani associati alla Compagnia della Calza, raffigurati con i propri emblemi nell’Arrivo degli ambasciatori e nell’Incontro dei fidanzati. Gli uni e gli altri ebbero probabilmente un ruolo significativo nella commissione del ciclo.

Le opere giungono in museo agli inizi dell’Ottocento, a seguito dell’emanazione delle leggi di soppressione degli Ordini e confraternite religiose. La loro sistemazione unitaria avviene però solo nel 1895, ad opera dal direttore Giulio Cantalamessa, in un ambiente ottagonale posto nell’odierna sala XXIII. Un nuovo allestimento, con dossali e sedute lignee per richiamare l’assetto Rinascimentale della Scuola, viene proposto negli anni venti del secolo scorso dal Soprintendente Gino Fogolari, nella sala attualmente occupa dal ciclo. La disposizione dei teleri mutò radicalmente nel 1946-47; un nuovo allestimento, elaborato da Carlo Scarpa e Vittorio Moschini, che annulla la precedente riambientazione in stile e rimette al centro della visione le opere. Tale assetto si è mantenuto, praticamente inalterato, sino ai giorni nostri e viene riproposto oggi a conclusione dei lavori, tranne per una significativa variazione. E’ stata infatti anteposta la scena con L’incontro a Roma con Papa Ciriaco, rispetto al Sogno di Sant’Orsola. Viene così ripristinato l’ordine del ciclo ricordato dalle fonti antiche e adottato nei precedenti allestimenti di Cantalamessa e Fogolari e mutato in quello di Moschini.