Il sito archeologico di Populonia e il restauro dei suoi mosaici - Il Giornale del Restauro e del Recupero dell'Arte
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Il sito archeologico di Populonia e il restauro dei suoi mosaici

Sito archeologico, particolari dei pavimenti musivi (Immagine dagli scavi, foto di Alessandro Fonti)
Il sito archeologico di Poggio del Molino si trova nel territorio dell’antica città di Populonia (Livorno) su un promontorio a picco sul mare. La fase più antica di questo insediamento romano risale al Paleolitico Medio e Superiore, diventando poi nel corso del II-I sec. a.C. una fortezza difensiva contro la minaccia dei pirati. Nel I sec. d.C. viene trasformato in una fattoria con grandi vasche per la produzione del garum – la salsa di pesce tanto amata dai Romani – mentre nel II-III sec. d. C. diventa una lussuosa villa marittima con terme ed elaborati pavimenti musivi.

Eleonora Vittorini Orgeas

Nel 2008 con la collaborazione del comune di Piombino, proprietario del sito, è iniziata una campagna di scavi archeologici sotto la direzione di Carolina Megale, archeologa coordinatrice del progetto Archeodig e presidente dell’Associazione culturale Past in Progress. Le operazioni di restauro sono invece affidate alla direzione del restauratore Alessandro Fonti.

Il sito ha un’ampiezza totale stimata intorno ai 54 x 54 m c.ca ed è delimitato da un quadrangolo di mura che circondano l’antica Fortezza, fatta eccezione per il lato nord che risulta ad oggi franato. Allo stato attuale sono stati portati alla luce nove pavimenti musivi e due cocciopesti relativi al quartiere residenziale e alle Terme della villa.

Le operazioni di restauro che hanno coinvolto i primi due mosaici dal 2015 ad oggi, si sono incentrate prevalentemente sulla messa in sicurezza delle opere. Oltre, infatti, alla rimozione della terra e alla semplice pulitura con acqua, sono state riposizionate su una nuova malta in calce e sabbia sia le pietre dei muri perimetrali della stanza sia le tessere del mosaico pavimentale.

Dopo queste operazioni preliminari è stato effettuato il consolidamento, ovvero, quella specifica operazione di restauro che serve a rinforzare e migliorare la natura costitutiva del mosaico con iniezioni di malta liquida e stuccature per la protezione e il contenimento dei bordi.

La rimozione delle radici degli alberi è stata però tra gli interventi più delicati e complessi del sito archeologico. Queste sono state, infatti, sezionate e rimosse a mano dopo aver adeguatamente protetto con delle garze le zone più a rischio, ovvero sia le tessere in prossimità delle radici, sia le aree vicine interessate da fratture.

Tutte le operazioni sopra descritte vengono attualmente effettuate grazie alla coordinazione di volontari di Associazioni che aiutano e finanziano la ricerca, ma anche di studenti di Università italiane e straniere che all’interno di campiscuola estivi fanno esperienza diretta di scavo archeologico e di restauro.

Ad oggi, esiste inoltre un progetto di valorizzazione del parco, ovvero la creazione del cosiddetto “PArCo” dove l’archeologia sia di tutti e per tutti, senza barriere tra archeologi e cittadini che insieme possano proteggere e soprattutto fruire del Bene.

L’idea è infatti quella di realizzare un parco per l’archeologia e il tempo libero grazie a specifiche attività che possano avvicinare i cittadini ad un frammento di storia pienamente immerso nella natura. Per ulteriori approfondimenti visita il sito di Archeostorie.