Il restauro di domani come lo vedono i giovanissimi - Il Giornale del Restauro e del Recupero dell'Arte
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Il restauro di domani come lo vedono i giovanissimi

Il futuro del restauro in anteprima. Al Salone del Restauro di Ferrara sono state presentate le migliori tesi di laurea dell’Opificio delle Pietre Dure e dell’Istituto Superiore per la Conservazione. Una panoramica sulle tecniche e i materiali più innovativi studiati dai ricercatori dei massimi enti per il restauro in Italia, due istituti del Paese che formano restauratori riconosciuti e abilitati alla professione
Di Eleonora Vittorini Orgeas

FERRARA – Se il Salone dell’Economia, della Conservazione, delle Tecnologie e della Valorizzazione del Beni Culturali e Ambientali, come ogni anno, si propone di accogliere e presentare al pubblico di Ferrara esposizioni e convegni inerenti il restauro, la conservazione e la valorizzazione dei beni culturali, nella sua XXIV edizione, la manifestazione non poteva non trattare dell’eccellenza del restauro di opere d’arte in Italia.

Tra gli eventi organizzati all’interno del Salone, sono state presentate le migliori tesi di laurea per gli anni accademici 2014-15 e 2015-16 dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze e dell’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro di Roma. I lavori, esempi massimi di metodologia e ricerca dei due istituti, hanno riguardato tutti i settori di restauro fatta eccezione per quello dei materiali tessili e arazzi.

SISTEMI E PRODOTTI INNOVATIVI – Le tesi hanno mostrato differenti modalità di intervento sull’opera pur con lo stesso approccio metodologico; sebbene tutte abbiano trattato dello studio specifico di un’opera, comprendente la ricerca storico-artistica e scientifico-diagnostica preliminari all’intervento di restauro, alcuni dei lavori hanno mostrato delle sperimentazioni di sistemi e prodotti innovativi rappresentando, di fatto,  le attuali frontiere del restauro italiano .

In alcune tesi la sperimentazione è stata orientata verso lo studio di prodotti utilizzati comunemente, come ad esempio gli adesivi nell’ambito delle pitture murali, al fine di incrementare la loro conoscenza. Al di là di queste “verifiche”, in molti casi sono stati sperimentati sistemi nuovi o comunque tuttora sottoposti a studi specifici presso laboratori di ricerca.

E’ il caso, ad esempio, della nuova frontiera dei batteri utilizzati per il bioconsolidamento del materiale lapideo naturale e artificiale (pitture murali, stucchi e lapidei). In corso di studi sono anche gli innovativi sistemi gelificati per la pulitura di fotografie e i nuovi prodotti a base di nanoparticelle per intervenire sull’invecchiamento dei materiali a base di cellulosa (cioè per la “deacidificazione” di carta e tele dipinte).

Nel settore del restauro archeologico, degno di menzione è l’uso di una tecnica “dry” cioè l’utilizzo di gomme per la pulitura dell’argento e la sperimentazione di un metodo di disidratazione alternativo per frammenti di cuoio archeologici (cioè provenienti da ambienti di scavo) saturi d’acqua.

Infine, restano da citare lo studio di un nuovo materiale a base di argille come supporto di mosaici staccati (“geopolimeri”) e il particolare caso del “restauro subacqueo”, ulteriore segno di un approccio al restauro eccellente e all’avanguardia dal punto di vista sia tecnico che sperimentale.

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