Il restauro dello Scalone del Longhena della Fondazione Giorgio Cini, danneggiato dall’Acqua Granda - Il Giornale del Restauro e del Recupero dell'Arte
Giulio Romano e allievi Venere alla guida di un carro indica Psiche ad Amore Camera di Amore e Psiche 1527 olio su intonaco su supporto ligneo Mantova, Palazzo Te Foto: Gian Maria Pontiroli © Fondazione Palazzo Te
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Il restauro dello Scalone del Longhena della Fondazione Giorgio Cini, danneggiato dall’Acqua Granda

Nel giugno 2020 hanno preso avvio i lavori di restauro dello Scalone del Longhena nell’Isola di San Giorgio Maggiore a Venezia che si andranno a concludere nelle prossime settimane: un’importante segno di ripresa in una città che ha avvertito in modo accentuato i limiti della attuale situazione.

Redazione

Il progetto della Fondazione Giorgio Cini, di cui è Segretario Generale dall’ottobre 2020 l’arch. Renata Codello, si è reso possibile grazie a un contributo di Fondazione Venezia e Acri, per interventi mirati a contrastare i danni legati alla marea eccezionale del novembre 2019.

Lo scalone venne realizzato a partire dal 1643, collegando il chiostro palladiano al piano di rappresentanza del monastero benedettino, e porta la firma del suo artefice – BALTHASAR LONGHENA ARCHITECTVS VENETVS – autore a San Giorgio di vari progetti, tra i quali la Biblioteca.

Il monumento manifestava degradi connessi da un lato alla umidità salina e all’invasione dell’acqua alta e dall’altro agli interventi non consoni che nei decenni si sono susseguiti: basti pensare che prima dei restauri del 1950 guidati da Ferdinando Forlati, lo scalone aveva ospitato addirittura l’abitazione di uno dei militari che occupavano l’isola.

Le operazioni di restauro si sono concentrate sugli elementi lapidei delle pavimentazioni e sugli intonaci dei livelli inferiori, mentre esclusa dall’intervento risulta tutta la porzione superiore della scala e parte delle membrature architettoniche non direttamente interessate dall’invasione dell’acqua alta.

I lavori sono stati progettati e diretti dall’arch. Francesca Salatin, dell’Ufficio tecnico della Fondazione, che già aveva seguito i restauri del portale rinascimentale dei Buora sempre alla Fondazione Cini.

Valutata la limitata efficacia di operazioni di desalinizzazione superficiale, si è optato il completo smontaggio del tappeto trilitico – rosso di Verona, biancone e nero assoluto – del piano terra, così da procedere anche alla rimozione di tutte le malte e le stuccature incongrue e alla revisione dei sottofondi. Le formelle ottagone sono state sottoposte a lavaggio desalinizzante in vasca, a incollaggio e alla ri-posa su un nuovo massetto in calce idraulica, opportunamente isolato.

L’intervento ha permesso di eseguire delle puliture sui balaustri e i gradini in pietra d’Istria, di desalinizzare e integrare i tappeti marmorei dei pianerottoli intermedi, caratterizzati da marmi venati e striati di gusto tipicamente barocco, come il Portoro, il Portasanta o la breccia di Levanto.

Il cantiere ha permesso inoltre di intervenire nella nicchia che ospita la statua di Venezia al centro dello scalone: attraverso sondaggi stratigrafici, supportati da analisi di laboratorio, si è potuto accertare che la tinta azzurro tenue del fondo della nicchia, copriva una ben più preziosa lamina metallica dorata, che si è deciso di ripristinare attraverso un lungo lavoro di descialbo e integrazione pittorica.

L’auspicio è che il cantiere, visti gli esiti, possa estendersi anche alle porzioni superiori dello scalone e interessare anche la tela di Valentin Lefèvre al centro della volta.

In apertura: smontaggio della pavimentazione dello scalone

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