Il Microscopio ottico - Il Giornale del Restauro e del Recupero dell'Arte
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Il Microscopio ottico

Il Microscopio ottico
Tra le indagini diagnostiche che possono essere effettuate nel corso di un restauro di un bene culturale, il microscopio ottico è sicuramente una fra quelle che può balzare per prima alla mente dei nostri lettori. Solitamente, infatti, questa è una tecnica indispensabile per osservare preliminarmente un’opera o campioni destinati ad una campagna diagnostica, anche perché può essere abbinabile ad una ripresa fotografica come indagine ulteriore.

di Eleonora Vittorini Orgeas

Grazie al microscopio ottico si può ottenere, in base al ‘gioco’ di un determinato numero di lenti, l’immagine ingrandita di un oggetto (nel nostro caso, di un punto o di un prelievo di un’opera). In base poi alla sua risoluzione, riusciamo a distinguere determinati particolari della materia osservata (fig.1-2).

Esempio dell’utilizzo del microscopio ottico per l’osservazione di un dipinto
Esempio dell’utilizzo del microscopio ottico per l’osservazione di un dipinto

(foto di Edoardo Loliva ISCR-MiBACT)
Il microscopio e le sue componenti
Il microscopio e le sue componenti
(Credits)

Si parla di indagine in luce riflessa quando l’illuminazione viene per l’appunto riflessa dal campione ed è eseguita con microscopi planari semplici oppure mediante stereomicroscopio (formato cioè da due distinti microscopi che producono all’osservazione un’immagine tridimensionale); si parla invece di analisi in luce trasmessa quando viene eseguita mediante microscopio mineralogico o polarizzatore (in questo caso la luce attraversa il campione, cioè una sezione sottile, vale a dire una ‘fettina’ di materiale di spessore sottilissimo e trasparente alla luce) (fig.3-4).

Schema di una sezione sottile su un vetrino pronta per essere osservata al microscopio ottico polarizzatore

Schema di una sezione sottile su un vetrino pronta per essere osservata al microscopio ottico polarizzatore
(Credits)
Schema della preparazione di un provino prima di essere osservato al microscopio ottico polarizzatore. Taglio della roccia (a), sezione sottile della roccia (b), sezione sottile applicata sul vetrno (c)

Schema della preparazione di un provino prima di essere osservato al microscopio ottico polarizzatore. Taglio della roccia (a), sezione sottile della roccia (b), sezione sottile applicata sul vetrino (c)
(Credits)

La microscopia ottica è un’indagine qualitativa e morfologica. Questo significa che è in grado di mettere in luce particolari non visibili a occhio nudo e essere di aiuto nel riconoscere la tipologia dei componenti costitutivi della materia osservata.
Ciò che viene osservato al microscopio ottico può essere:

  • La superficie di un dipinto
  • Un campione di materiale solido prelevato dall’opera, anche di dimensioni piccolissime (come ad esempio materiale lapideo prelevato da una statua)

Le informazioni che possono essere ricavabili attraverso questa indagine sono differenti e significative. Si può ad esempio osservare l’andamento morfologico della superficie di una pellicola pittorica, caratterizzare una tela in base al tipo di fibra o allo spessore dei filati, individuare la composizione mineralogica e la struttura di un campione di pietra, oppure identificare composti organici associando al microscopio l’uso del tavolino riscaldante, di determinate sorgenti luminose o di specifici test microchimici.

Possiamo concludere, quindi, dicendo che il microscopio ottico può essere estremamente utile per caratterizzare determinate forme di degrado o anche per identificare la natura della materia costitutiva di un’opera. E’ importante, però, poter utilizzare tale tecnica anche nel corso di un intervento di restauro, per monitorare con maggiore accuratezza l’andamento delle operazioni ed ottenere di conseguenza un migliore risultato finale.

Una restauratrice lavora su un dipinto con l’ausilio del microcopio ottico
Due restauratrici lavora su un dipinto con l’ausilio del microcopio ottico
(Credits)

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