Gli arazzi di Raffaello tornano nella Cappella Sistina - Il Giornale del Restauro e del Recupero dell'Arte
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Gli arazzi di Raffaello tornano nella Cappella Sistina

Gli arazzi di Raffaello in Cappella Sistina

a cura di Nicola Potenza

Fino al 23 Febbraio 2020 i visitatori dei Musei Vaticani e della Cappella Sistina hanno per poco tempo l’eccezionale possibilità di ammirare, sulle pareti inferiori affrescate a finto drappeggio della Cappella Sistina, la collocazione dei dieci arazzi degli Atti degli Apostoli, tessuti elaborati su cartoni eseguiti da Raffaello Sanzio.

Proprio quest’anno, con la celebrazione del quinto centenario della morte del grande pittore urbinate, avvenuta il 6 Aprile 1520, i Musei Vaticani inaugurano le celebrazioni con la collocazione degli importanti manufatti commissionati da Papa Leone X.

La sede di collocazione è la medesima pensata e voluta dal celebre committente e normalmente, l’importante serie che fa parte delle Collezioni Vaticane, è soggetta ad una esposizione periodica e su turnazione all’interno del Salone di Raffaello della Pinacoteca Vaticana. Una opzione ovviamente legata alla particolare delicatezza meccanica dei manufatti e dalla loro importante fotosensibilità, elementi che impongono scelte di valorizzazione ben tarate per una corretta fruizione che non comprometta lo stato di conservazione.

I dieci capolavori vennero concepiti tra il 1515 e il 1516 da Raffaello con la rappresentazione del grande ciclo monumentale con le storie delle vite dei santi Pietro e Paolo, successivamente realizzati grazie alle abilità della manifattura tessile fiamminga della bottega di Pieter van Aelst di Bruxelles

Scena della pesca miracolosa, particolare
Scena della pesca miracolosa, particolare
Scena della guarigione dello storpio, particolare
Scena della guarigione dello storpio, particolare

L’intento dell’intera iniziativa non è soltanto celebrativa, ma rappresenta anche la volontà di effettuare una ricostruzione storica puntuale che permetta di far rivivere l’antica consuetudine di adornare la maggiore Cappella Papale durante le solenni cerimonie liturgiche del passato.

Barbara Jatta, direttore dei Musei Vaticani, oltre a sottolineare l’importanza scientifica del progetto, evidenzia l’eccezionalità dell’evento che rappresenta “un completamento teologico e visivo di quella magnifica catechesi visiva che è la Cappella Sistina”.

Alessandra Rodolfo, curatore dell’esposizione, ci permette di riflette inoltre sulla perfetta integrazione dell’opera di Raffaello rispetto all’intero contesto che da esso trae totale influenza, rifacendosi alla monumentalità delle figure michelangiolesche fino alla riproposizione di dettagli decorativi presenti sugli affreschi.

La campagna di restauro effettuata negli anni, all’interno dei laboratori di restauro tessile vaticani, consente ai manufatti una piena resistenza di stress espositivo, inoltre sono stati estremamente valorizzati da accorgimenti illuminotecnici tali che hanno permesso di effettuare anche degli studi sui manufatti, scoprendo anche dei dettagli inediti. Ad esempio, sono stati rinvenuti particolari cromatici in una sezione della “Storia di Anania” dove si evidenziano elementi che simulano la luce presente nella Cappella stessa, riprodotte su sezioni della rappresentazione.

Arazzi posti nelle parete inferiori della Cappella Sistina
Arazzi posti nelle parete inferiori della Cappella Sistina

Il colpo d’occhio della Cappella Sistina impreziosita dalle sue vesti più pregiate è davvero notevole e rarissimo. Lo stesso autore non riuscì ad ammirare l’opera completa posta sulle pareti del sacello papale, oggi possibile ai visitatori.

Al termine della settimana di esposizione, i preziosi manufatti torneranno ai Musei Vaticani ammirabili puntualmente dietro le apposite teche di vetro. L’occasione rappresenta di certo una manifestazione esemplare per comprendere la reale plus-valenza dell’esposizione delle opere rispetto ai contesti di progettazione.

Ma è anche doveroso e molto interessante sottolineare le attività scientifiche di ricerca e ricostruzione storica che i musei, istituzioni prioritariamente scientifiche e culturali, possono e devono fare non solo per il flusso dei visitatori, ma per alimentare gli studi storici e sulla collezione stessa, pertanto risulta prioritario un sostegno ai progetti delle istituzioni stesse, intesi come occasione di accrescimento valoriale e culturale diffuso.

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