Firenze: restauro per le Storie di Francesco affrescate da Giotto - Il Giornale del Restauro e del Recupero dell'Arte
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Firenze: restauro per le Storie di Francesco affrescate da Giotto

Immagine in apertura: Giotto, Rinuncia dei beni, ciclo degli Episodi della vita di San Francesco e figure di santi francescani, 1325 ca, Basilica di Santa Croce, Firenze, fonte Wikipedia
Occasione irripetibile per conoscere tecniche e segreti di Giotto.  Il restauro arriva a settanta anni dall’ultimo intervento sull’opera, ed è stato affidato dall’Opera di Santa Croce all’Opificio delle Pietre Dure.

Redazione

A 70 anni dall’ultimo intervento, è in partenza un nuovo restauro per il ciclo di Giotto con le Storie di San Francesco, dipinto intorno al 1325 in Santa Croce nella Cappella Bardi e oggetto di vicende conservative tormentate. L’operazione, affidata all’Opificio delle pietre dure di Firenze, durerà tre anni, avrà un costo di un milione di euro e servirà per la conservazione e per l’approfondimento della tecnica dell’artista.

Negli ultimi anni l’Opificio ha svolto un lavoro di ricerca sull’opera di Giotto nelle cappelle Bardi e Peruzzi da cui sono emersi problemi che riguardano sia l’intonaco che la pellicola pittorica: l’intervento prevede una prima fase di campagna diagnostica, che sarà avviata immediatamente, e il successivo restauro conservativo per il quale saranno utilizzate le più recenti strumentazioni opto-elettroniche.

Tornando alle vicende conservative è da ricordare che gli affreschi di Giotto sono stati addirittura cancellati, rimanendo nascosti per oltre un secolo. Nel 1730 vennero infatti coperti di vernice a calce, con la tecnica della scialbatura. La pittura di Giotto, dopo essere stata amata e ammirata per tutto il Rinascimento, finisce infatti per essere considerata fuori moda: colori troppo vivaci e uno stile definito con disprezzo primitivo.

Ci vorranno centoventi anni per riscoprire la magnificenza semplice e la forza comunicativa di Giotto e del suo Francesco d’Assisi fiorentino con un intervento, che insieme a diversi altri (su opere che avevano subito un destino analogo), segnerà la nascita della grande tradizione italiana del restauro. Il rinvenimento delle pitture nella Cappella Bardi avviene in modo fortuito mentre stanno per essere avviati importanti lavori di risistemazione complessiva.

Le vicende della Cappella Bardi si inseriscono a buon titolo nella storia del restauro. In occasione della mostra giottesca del 1937 i cicli murali delle Cappelle Bardi e Peruzzi sono stati oggetto di un intervento diretto da Ugo Procacci ed eseguito dalla bottega di Amedeo Benini. Decisivo poi il restauro che, tra il 1958 e il 1961, viene portato a termine da Leonetto Tintori, sempre sotto la direzione di Ugo Procacci.

Il progetto di restauro è stato presentato tra gli altri da Irene Sanesi, presidente dell’Opera di Santa Croce, Marco Ciatti, soprintendente dell’Opificio delle pietre dure, Andrea Pessina, soprintendente archeologia, belle arti e paesaggio per la Città metropolitana di Firenze.

«A distanza di settant’anni dall’ultimo intervento, il progetto di restauro della Cappella Bardi di Giotto rappresenta per l’Opera di Santa Croce un evento unico – sottolinea la presidente dell’Opera, Irene Sanesi – L’Opificio delle pietre dure si appresta adesso ad avviare il cantiere che si prospetta complesso e non breve. Proprio per questo con l’Opificio, perché i visitatori e i fiorentini possano continuare a godere degli affreschi, grazie a tecnologie particolari, stiamo programmando i lavori perché siano accessibili dal vivo nel corso del restauro».

«Il progetto di conservazione e restauro dell’OPD sulla cappella Bardi di Giotto si inserisce nella complessa vicenda conservativa dell’opera che rappresenta uno dei casi più importanti a Firenze per la storia del restauro», sottolinea Marco Ciatti, soprintendente dell’Opificio delle pietre dure.

Immagine in apertura: Giotto, Rinuncia dei beni, ciclo degli Episodi della vita di San Francesco e figure di santi francescani, 1325 ca, Basilica di Santa Croce, Firenze, fonte Wikipedia