Come organizzare una tesi in restauro architettonico - Il Giornale del Restauro e del Recupero dell'Arte
Opificio delle pietre dure
L’Opificio delle Pietre Dure
guarda al futuro
21 Agosto 2018
La ricostruzione del villaggio fortificato
Nuove frontiere
per salvare il legno
3 Settembre 2018

Come organizzare una tesi in restauro architettonico

Come organizzare una tesi in restauro architettonico

Saper gestire autonomamente  l’organizzazione del lavoro è importante quanto il progetto stesso: non c’è modo di sottrarsi ad un tipo di ragionamento rispetto un altro a meno che non si voglia buttare via una grande possibilità.

di Massimiliano Sansavini

Credo che una buona tesi sia l’inizio di un percorso, non la fine. Saper gestire autonomamente l’organizzazione del lavoro è importante quanto il progetto stesso, non c’è modo di sottrarsi ad un tipo di ragionamento rispetto un altro a meno che non si voglia buttare via una grande possibilità. Di seguito riporto il mio ragionamento, condivisibile o meno, che mi è servito a gestire il progetto di tesi. Non parlerò delle mie scelte progettuali ma solo del metodo.

Dal punto di vista programmatico del lavoro, la ricerca storico-bibliografica ricopre un ruolo essenziale, che a volte può spingere a dover approfondire, in maniera pratica, alcuni aspetti del sito e della conformazione morfologica. Ricerca di archivio, di fonti dirette e indirette, completano un primo quadro di insieme, che servirà da base storica per il progetto.

Grazie all’aiuto di un team di ricerca archeologica è possibile ipotizzare tracce e segni, che molte volte definiscono un aspetto importante del lavoro seguente. Successivamente, impiegando differenti metodi di rilievo, sarà possibile giungere ad una approfondita conoscenza dei manufatti presenti. Nel caso personale sono stati utilizzati: la stazione totale, che ha reso possibile la generazione delle curve di livello e di tutti i manufatti minori, il laser-scanner, che ha reso possibile un ridisegno accurato di tutta l’area del manufatto principale; infine la stereo-fotogrammetria abbinata ad un drone aereo è stata utilizzata per il rilievo dello stato di conservazione e per la elaborazione di un modello 3D del sito.

CONOSCENZA STORICO – MATERICA – Questi primi due passi, completati e confermati da un rilievo diretto in sito, saranno alla base della conoscenza storico-materica. È possibile, dopo questa fase, pensare un “metaprogetto”, che sintetizzi questi studi e renda più chiara la possibilità di suddividere il sito in aree di intervento, dove sarà poi applicato il principio della analisi S.W.O.T . La funzione sarà definita grazie ad una analisi sulla fattibilità delle ipotesi, che richiederà l’utilizzo di dati anagrafici sulla popolazione e sulle infrastrutture presenti nel territorio. Solo dopo questa prima parte del lavoro di ricerca sarà possibile iniziare lo studio dei requisiti principali, che dovrà avere il sito per la funzione scelta (es. posizione, altimetria, conformazione geologica, accessibilità, etc) : una volta confermati questi dati inizierà la progettazione.

Nel caso specifico del mio percorso di tesi sono stati utilizzati dei riferimenti progettuali costruiti, e di conseguenza in quel momento è stato necessario dividere ulteriormente la ricerca in ambiti più dettagliati: struttura, composizione e immagine. Le conoscenze acquisite nell’ambito universitario saranno fondamentali per gestire sia il metodo di ricerca che gli aspetti da ricercare. La collaborazione con altri dipartimenti di ricerca fornirà gli strumenti per concretizzare il progetto. Quest’ultimo, che cambierà aspetto in ogni momento, sarà fissato grazie alla volontà di gerarchizzazione delle parti e in modo cronologico, così da completare tutte le realizzazioni solo dopo una successione di fasi di progettazione ulteriore e ricerca in dettaglio, step by step.

Questa regola può generare difetti e pregi: la definizione globale dell’intervento potrà essere risolta solo se le prime fasi andranno a buon fine (se vi sarà una fruizione interessata del sito) ma, già dopo la prima fase, il sito potrà essere utilizzato e quindi valorizzato. L’obiettivo è quello di non rischiare di perdere troppo tempo nella realizzazione unica ma di “far partire” fin da subito la fruizione per il pubblico.

LE FASI DELLA PROGETTAZIONE

Diviso in tre fasi o livelli, il cuore del progetto viene sintetizzato nel primo livello, dove l’intervento sul manufatto principale del mastio ricopre il fulcro della proposta tematica per il sito: l’osservatorio astronomico.  Esso è il motore della valorizzazione. Sono compresi in questa fase: osservatorio, corte principale, percorso principale e parco.

Il secondo livello, detto di completamento, raccoglie tutte le lavorazioni che servono a gestire i servizi base e la sicurezza del sito; inoltre tutti quegli interventi che non sono progettati nel dettaglio ma che utilizzano come modello il cuore del progetto, e sono: info-point, spazio espositivo, sala multifunzionale e cinta muraria. Ciò non vuol dire che non siano stati studiati ma ricalcano l’intento di progettazione step by step e sono stati fissati solo nella loro destinazione d’uso.

Infine, nel terzo livello sono presenti tutte le indicazioni, cioè tutte quelle lavorazioni che saranno svolte solo dopo la realizzazione dei primi due livelli, e che servono per completare il progetto intero. Esse interessano gli spazi ipogei, l’ampliamento del parcheggio e la messa in sicurezza del campanile. Questa suddivisione permette di gestire tutti gli aspetti del progetto senza perdersi o lasciare indietro parti importanti.

La foto di apertura del servizio è il plastico costruito per la tesi. È stato realizzato in ottone e plexiglas e la base è realizzata in materiale plastico. Il plexiglass è inciso a laser, la vista è quella dell’ angolo ricostruito sud-est.