Colonie ricche di storia cercano progetti e aiuti - Il Giornale del Restauro
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Colonie ricche di storia
cercano progetti e aiuti

Un'estate fa di Fabio Gubellini (1)

di Andrea Barrica

Testimonianze di un Paese lontano negli anni, nella politica e nel costume, le vecchie colonie estive raccontano i momenti di vacanza e di svago di gran parte degli italiani sotto il Regime, prima del boom economico e dei consumi che li avrebbe attesi all’indomani del secondo dopoguerra. Oggi dismesse, molte di queste ‘isole’ del passato continuano ad affacciarsi sul paesaggio, ormai mutato da autostrade, ferrovie e grandi stabilimenti industriali, lungo il litorale della riviera romagnola. Con ‘Un’estate fa’, il fotografo Fabio Gubellini punta lo sguardo su queste strutture dal passato scomodo e dal futuro incerto.

“In Riviera si stava due, tre settimane all’anno, ma a noi bambini non dispiaceva partire da casa e lasciare i genitori – racconta Angelo, parlando della propria infanzia – si faceva il bagno, si praticavano sport, si giocava con la palla sotto l’occhio vigile e attento delle ‘signorine’ che facevano da accompagnatrici. Era un’altra vita, profondamente lontana dal concetto di vacanze di oggi che vede le famiglie quasi sempre riunite sotto l’ombrelloni. I soldi una volta erano pochi, in vacanza ci andavano soltanto le famiglie agiate e quelle che, grazie al lavoro del papà, potevano usufruire delle opportunità offerte dalle colonie marittime”.

Pensate e realizzate nella prima metà del XIX secolo, le  colonie raggiungono il punto di massimo sviluppo durante il Fascismo, quando diventano il fiore all’occhiello del programma igienista del Regime, ed oltre allo scopo ludico e ricreativo assumono anche quello propagandistico. Per questo motivo durante il Ventennio viene intensificata l’attività delle colonie estive con la costruzione di nuove moderne strutture in stile razionalista.

Testimonianze di un Paese lontano negli anni, nella politica e nel costume, le vecchie colonie estive raccontano i momenti di vacanza e di svago di gran parte degli italiani sotto il Regime, prima del boom economico e dei consumi che li avrebbe attesi all’indomani del secondo dopoguerra. Oggi dismesse, molte di queste ‘isole’ del passato continuano ad affacciarsi sul paesaggio, ormai mutato da autostrade, ferrovie e grandi stabilimenti industriali, lungo il litorale della riviera romagnola. Con ‘Un’estate fa’, il fotografo Fabio Gubellini riporta all’attenzione queste strutture dal passato scomodo e dal futuro incerto.

 

Foto ‘Un’estate fa’, di Fabio Gubellini http://www.fabiogubellini.it/

UN’ESTATE FA – L’idea che la maggior parte di queste colonie possa essere riqualificata secondo criteri che rispettino gli originali progetti, affinché in questi luoghi si possano tornare a svolgere quelle attività ludiche e ricreative per i quali erano stati concepiti, è quello che ha spinto Gubellini a realizzare il progetto.

Un viaggio indietro nel tempo tra quegli edifici che una volta rappresentavano le vacanze, e che ora sono spazi sotto utilizzati o abbandonati. Un percorso fotografico, visibile sulle pagine del sito dell’autore (http://www.fabiogubellini.it/), teso a sensibilizzare quante più persone possibili alla valorizzazione di questo importante patrimonio architettonico, e favorire una presa di coscienza dello stato di conservazione delle principali colonie estive in stile razionalista.

Ho realizzato questo lavoro con lo spirito di riportare questo tema all’attenzione dei media e del pubblico. – spiega il fotografo – Le mie competenze sono nel campo della fotografia, le colonie in questo caso sono il ‘mezzo’ su cui ho fatto leva per sollevare l’argomento, non il ‘fine’ del mio progetto. Non nego comunque che sarei molto orgoglioso qualora il mio lavoro possa servire a dare un futuro più nobile ad una o più di queste strutture”.

QUALE FUTURO? – Tra le colonie fotografate da Gubellini per ‘Un’estate fa’, soltanto la colonia Agip di Cesenatico viene ancora utilizzata per lo scopo per cui era stata progettata. Ad altre, invece, è stata trovata una nuova destinazione d’uso, come la colonia Principe Umberto di San Benedetto del Tronto, che ospita alcuni corsi di laurea dell’Università di Camerino, oppure Le Navi di Cattolica, all’interno della quale è possibile visitare un acquario.

Diverso destino, invece, è toccato alle altre. Strutture che giacciono in stato di completo abbandono; di volta in volta oggetto di fantomatici e nemmeno mai intrapresi progetti di riqualificazione o, addirittura, ruderi in attesa del crollo definitivo.

Esposizioni:

14-28 ottobre 2018
Chiesa di S.Antonio – Palazzuolo sul Senio (FI)
03-22 settembre 2017
Embassy Gallery – Rimini