Cattedrali d’Inghilterra, non tornano i conti - Il Giornale del Restauro e del Recupero dell'Arte
Santa Maria Novella e i capolavori riscoperti
29 Ottobre 2017
Un futuro per la colonia che salvò 800 piccoli ebrei
27 Gennaio 2018

Cattedrali d’Inghilterra, non tornano i conti

Sono 42 le grandi cattedrali anglicane d’Inghilterra a un passo dall’insostenibilità economica. Nonostante 11 milioni circa di visitatori annuali, le attuali entrate non bastano a coprire gli ingenti costi di manutenzione degli edifici, rendendo necessario trovare fonti alternative di finanziamento per scongiurare il pericolo di chiusura per alcuni degli edifici di culto più celebri e importanti del Regno Unito

Sembra proprio che l’Italia non sia l’unico Paese europeo in difficoltà nella gestione finanziaria  del proprio patrimonio artistico-culturale. Mal comune in quasi tutto il continente, a partire da una super potenza come il Regno Unito, che proprio in questi giorni si scopre un po’ meno solida sotto questo aspetto, e rischia di vedere chiuse alcune delle sue più importanti e conosciute cattedrali anglicane proprio perché non si riescono a far quadrare i conti.

SFIDE NUOVE E PROFONDE – Più che un rischio, una possibilità concreta a sentire le parole del vescovo di Stepney, Adrian Newman, alla stampa inglese: “Stiamo affrontando sfide nuove e profonde. A una stima grossolana, credo che almeno metà delle cattedrali stia affrontando grandi difficoltà finanziarie, benché praticamente tutte stiano ragionando su come poter uscire indenni da problematiche di questo tipo. Potrebbe sembrare impossibile, ma si può immaginare una situazione in cui una cattedrale finisca col trovarsi in un frangente così disperato da non scovare alcuna soluzione evidente”.

Sono 42 le grandi cattedrali anglicane d’Inghilterra a un passo dall’insostenibilità economica. Nonostante 11 milioni circa di visitatori annuali, le attuali entrate non bastano a coprire gli ingenti costi di manutenzione degli edifici, rendendo necessario trovare fonti alternative di finanziamento per scongiurare il pericolo. Problemi che riguardano alcune delle cattedrali più celebri di tutto il Regno Unito, a partire da quella di Durham, il cui bilancio registra un passivo di  500.000 sterline. Benché l’edificio attiri 750.000 visitatori all’anno, i ricavati dalle donazioni non superano le 150.000 sterline. Cifra a cui si aggiungono gli oltre  40 milioni necessari per i lavori di restauro dei prossimi 15-20 anni, come ha fatto sapere il decano della cattedrale, Andrew Tremlett. Situazione non molto diversa quella della moderna Cattedrale di Guildford (costruita tra il 1936 e il 1961), che lamenta perdite di 100.000 sterline all’anno.

DONAZIONI – Proprio il finanziamento tramite le sole donazioni, tratto comune a molte istituzioni culturali in tutta la Gran Bretagna, e metodo adottato da ben 33 cattedrali su 42 a rischio, compresa quella di Durham, non è più in grado di sostenere un sistema che, è bene ricordarlo, rimane sotto il profilo economico completamente autonomo rispetto alla Chiesa d’Inghilterra.

BIGLIETTO D’INGRESSO – Naturalmente, una delle soluzioni al vaglio è il biglietto d’ingresso, anche se si teme che la misura possa scoraggiare i visitatori, come successo alla Cattedrale di Chester che, dopo aver introdotto un biglietto di 6 sterline, ha visto il proprio numero di visitatori annuali precipitare da 700.000 a 60.000. “Mettere un biglietto d’ingresso – ha dichiarato il vice-decano Peter Howell-Jones, – è una discesa scivolosa verso l’oblio”. Un’altra ipotesi presa in considerazione è quella di affittare alcuni dei locali e degli spazi degli edifici.

SPIRAGLI DI OTTIMISMO – A breve è previsto un incontro a Londra tra i decani delle cattedrali per discutere delle possibili soluzioni al problema. Non manca, comunque, qualche spiraglio di ottimismo: “Penso che il futuro sia luminoso – ha dichiarato Dianna Gwilliams, decano di Guildford -. Abbiamo un patrimonio ricchissimo in Gran Bretagna, e il come finanziarlo è una sfida che riguarda tutti”.

Condividi