Carbonara: ridiamo identità ai centri terremotati - Il Giornale del Restauro
Quel che rimane della chiesa di Sant'Agositno ad Amatrice in una foto dei Vigili del Fuoco
Amatrice, se ne va un altro
pezzo di Sant’Agostino
30 Gennaio 2017
Architettura di regime, nuova sfida per il restauro
23 Febbraio 2017

Carbonara: ridiamo identità
ai centri terremotati

Prof. Arch. Giovanni Carbonara Il restauro architettonico
di Andrea Barrica

Scelte, responsabilità e pensiero critico i temi sui quali il professore fonda la sua teoria del restauro e che ieri ha ribadito agli studenti di Bologna nel corso di una lezione – seminario, durante la quale non sono mancati i temi di stringente attualità come il terremoto in Centro Italia e la chiave di una sua possibile rinascita.

BOLOGNA – Prende le mosse dal metodo filologico l’approccio al restauro di Giovanni Carbonara. Il restauro come scelta, ricerca e interpretazione critica, sono i concetti sui quali si fonda la visione del professore romano, docente di Restauro di Monumenti all’università di Roma e principale esponente italiano del restauro critico. Concetti che Carbonara ha ribadito anche ieri agli studenti del dipartimento di Ingegneria edile e Architettura dell’Università di Bologna, durante una lezione – seminario ricca di contenuti tra i quali non è mancata una riflessione su quanto bisognerà fare per restituire l’identità perduta ai comuni del Centro Italia sconvolti dal terremoto.

Professore Giovanni Carbonara

Il professor Giovanni Carbonara è uno storico dell’architettura e teorico del restauro, ed è considerato il capofila della cosiddetta Scuola romana del restauro architettonico.

RIMETTERE IN PIEDI –  “Restaurare vuol dire letteralmente ‘rimettere in piedi’, ripristinare. E’ un termine che porta con sé il concetto di conservazione, ma, allo stesso tempo, implica sempre un’azione e un intervento. – ha spiegato il professore – Pertanto, il restaurare comporta sempre una scelta tra una rosa più o meno ampia di possibilità diverse, assumendosi la responsabilità di accordare la priorità ad alcune di queste e di escluderne altre”. Infatti, l’approccio moderno al restauro del bene culturale, artistico e paesaggistico, prende le mosse dal metodo filologico usato in letteratura per la ricostruzione dei testi antichi.

Ripulire il testo dalle aggiunte improprie all’originale, o integrarne i passaggi non pervenuti fino a noi o incompiuti è il fine del filologo come del restauratore. “Ma restaurare un opera d’arte, un monumento o un edificio storico, vuol dire necessariamente intervenire direttamente sulla materia originale. Se infatti, – prosegue Carbonarala ricostruzione di un testo, di uno spartito ma anche di un film, permette di lavorare su delle copie dell’originale, che a livello fisico e materiale rimane inalterato dal processo filologico, nel campo delle arti visive tale riguardo non è possibile. L’unico modo per restaurare un quadro, ad esempio, è intervenire sull’opera stessa, utilizzando lo stesso linguaggio pittorico e attuando delle scelte in alcuni casi anche irreversibili”.

UNA QUESTIONE DI PRIORITA’ – Ma se il restauro comporta sempre scelte e rinunce, il cuore del problema diventa il criterio secondo il quale vengono prese tali decisioni e come si possa evitare di cadere nell’assoluta soggettività. “Ogni processo decisionale porta in sé una componente soggettiva. – risponde Carbonara – E’ altresì vero che l’approccio moderno al restauro critico ha sviluppato dei processi di ‘sicurezza’, che in qualche modo annullano la possibilità che tali scelte siano dettate dall’arbitrarietà. E’ ad esempio fondamentale un attento studio della storia dell’opera, del contesto nel quale è nata, delle finalità e del tipo di utilizzo. Si cerca di scegliere sempre tecniche e interventi il meno invasivi possibili, e, soprattutto, reversibili.

Inoltre prima di procedere attivamente viene accuratamente valutata sia ‘l’istanza’ estetica che quella storica, ovvero l’opera viene esaminata sia sotto il profilo del suo valore propriamente artistico (autore, tecnica, valore ecc.) che storico (periodo di realizzazione, modifiche successive, motivazioni di tali modifiche, segni del tempo ecc.). Tali istanze – riflette Carbonara – delle volte risultano  addirittura inconciliabili e pertanto bisogna ragionare caso per caso. Come ad esempio è stato fatto con ‘La dama col liocorno’ di Raffaello, conservata in Galleria Borghese a Roma.

Pervenuto a noi come il ritratto di una donna che presentava gli attributi di Santa Caterina d’Alessandria, e con attribuzioni varie, il dipinto presentava delle aggiunte postume e parti di diversa fattura, come venne intuito dal critico Giulio Cantalamessa nel 1916. Da qui le analisi e gli esami, tra cui i raggi x, che hanno confermato il rimaneggiamento e le prime ipotesi di attribuzione a Raffaello da parte del grande storico dell’arte Roberto Longhi. La scelta fu coraggiosa e irreversibile: rimuovere le aggiunte. Il restauro, condotto nel 1935, ha confermato che la paternità dell’opera era di Raffaello, e ci ha restituito un capolavoro perduto”.

ATTUALITA’ – In conclusione non poteva mancare un passaggio dedicato all’attualità e al sisma che ha sconvolto il Centro Italia. Il tema del restauro è e sarà di vitale importanza per il futuro dell’area. “Spero fortemente che l’attenzione e gli sforzi economici del Governo vadano nella direzione del restauro invece che della ricostruzione indiscriminata. In passato, di fronte a calamità di questo tipo, si è più pensato a ricostruire ex novo, piuttosto che restituire ad abitanti e turisti l’identità originaria dei luoghi, concentrandosi soltanto sui monumenti e i luoghi simbolo, ma tralasciando l’aspetto urbanistico e paesaggistico originario. Per trovare un riscontro concreto non bisogna andare molto indietro, ma basta pensare al centro storico de L’Aquila. Mi auguro che questa volta, invece – conclude il professore – si guardi di più all’esperienza in Emilia Romagna”.

© riproduzione riservata