Burano, un altro pezzo di Venezia che scompare - Il Giornale del Restauro e del Recupero dell'Arte
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Burano, un altro pezzo di Venezia che scompare

Burano, un altro pezzo di Venezia che scompare
Il reportage fotografico di Associated Press dall’isola della laguna veneziana che tenta di arginare lo spopolamento. A quaranta minuti di barca dalla Venezia sovraffollata di turisti, i paradossi e le contraddizioni di una comunità e di uno stile di vita che per non scomparire si trasformano in attrazione per i visitatori.

Redazione

Il fascino dell’isola di Burano ha le sue radici nelle tradizioni locali: la pesca, la cucina e soprattutto i delicati pizzi cuciti a mano dalle sapienti mani delle donne. Ma l’isola sta morendo abbandonata dai suoi abitanti.

Per contrastare la tendenza, Venezia Nativa, un’associazione di imprenditori di Burano e di due isole vicine, sta cercando di infondere nuova vita agli antichi mestieri per attirare nuovi residenti e convincere i giovani isolani a rimanere.

Da tempo a Venezia è risuonato l’allarme del rischio che corre la città nell’essere diventata un museo a cielo aperto dove crescono i flussi turistici e si riducono i livelli di popolazione. Residenti a lungo termine nel centro storico sono precipitati a 53 mila unità, calando di un terzo in una sola generazione.

Circa 1.000 persone se ne vanno ogni anno per vivere in modo più economico nei quartieri sulla terraferma. Con la loro dipartita si sfrangia il tessuto sociale della città: il numero dei negozi di prossimità che offrono prodotti di base diminuisce, così come scemano i servizi pubblici.

Su Burano e le sue due isole vicine di Mazzorbo e Torcello, l’impatto dello spopolamento è ancora più evidente. I residenti attualmente sono 2.700, in calo al ritmo di 60 unità all’anno. Solo 40 anni fa c’erano due scuole elementari con circa 120 bambini di ogni grado. Ognuna ora non ha che poco più di una decina di alunni.

Circa 30 imprenditori di queste isole tentano di dare alla laguna settentrionale un futuro rilanciando i commerci locali e incoraggiando un turismo sostenibile. Mentre Venezia scricchiola sotto la pressione di circa 30 milioni di visitatori all’anno, “solo” un milione e mezzo di questi include Burano nel proprio itinerario. “Vogliamo che queste tre isole nella laguna settentrionale diventino una destinazione turistica oltre Venezia ”, spiega ad Associated Press il vice presidente dell’associazione Venezia Nativa Roberto Pugliese, “Ciò significa offrire attività come la pesca o la nautica e promuovere il fascino della quieta vita lagunare, al di là dell’attuale attrazione turistica dei negozi di merletti e dei fondali “instagrammabili” rappresentati dalle case di pescatori dai colori vivaci e la cattedrale bizantina del Torcello.”

Anche i produttori del tradizionale merletto di Burano stanno cercando di rivitalizzare il loro settore, principalmente passando dagli usi decorativi tradizionali come le tovaglie o gli arazzi alla creazione di opere d’arte o di moda. Dalla Lidia, un antico negozio di merletti di Burano, la stilista giapponese Yuka Miyagishima ha trascorso mesi sull’isola per imparare un mestiere praticato oggi da non più di 100 donne, la maggior parte anziane.

Attirare nuovi abitanti a Burano è complicato non solo dal fattore comodità, ma anche dal suo peculiare patrimonio immobiliare. Circa l’80% delle abitazioni è rappresentato dalle pittoresche casine di pescatori. Adorate dai turisti per loro facciate colorate, molto meno dagli abitanti a lungo termine, che non vedono di buon occhio le norme sulla conservazione di queste strutture a due piani, con ogni piano che non può superare i 20 metri quadrati.

Un segno dei tempi è che molte di queste sono in vendita. Gli amministratori locali hanno recentemente approvato alcune modifiche ai regolamenti per semplificare per esempio la combinazione di case adiacenti in un’unica dimora.

Ma l’attrazione verso la deriva turistica sembra più forte di qualsiasi altra prospettiva.

Fonte: Rai News
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