Biopulitura: restaurare le opere d’arte coi batteri - Il Giornale del Restauro e del Recupero dell'Arte
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Biopulitura: restaurare le opere d’arte coi batteri

L’applicazione delle specie biologiche, solitamente ritenute degradanti, a servizio del restauro rappresenta un’operazione nuova, compatibile e rispettosa della materia del manufatto, della salute dell’operatore e dell’ambiente in cui egli opera.

Eleonora Vittorini Orgeas

Tale branca, appartenente al più ampio ambito del Bio-restauro ha visto le sue prime sperimentazioni ed applicazioni sin dagli anni ’80 del ‘900 in cui le specie batteriche venivano studiate allo scopo di valutarne l’efficacia nel campo della conservazione delle opere d’arte. Il termine sta ad indicare l’utilizzo di specie batteriche per la pulitura e il consolidamento dei manufatti artistici, da cui i filoni della Biopulitura  e del Bioconsolidamento.

In questa sede, faremo riferimento a uno studio effettuato presso l’Opificio delle Pietre Dure a Firenze, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Alimentari e Microbiologiche (DiSTAM) dell’Università di Milano, che ha portato alla formulazione di una metodologia su base batterica che è stata poi brevettata per poter essere utilizzata in ambito pratico (E. Gioventù et al.  Comparing the bioremoval of black crusts on colored artistic lithotypesof the Cathedral of Florence with chemical and laser treatment, International Biodeterioration & Biodegradation 65 (2011) 832-839.)

Nel corso della ricerca citata, gli studiosi si sono concentrati sull’utilizzo di batteri solfato riduttori (Desulfovibrio vulgaris subsp. Vulgaris) per la pulitura di croste nere presenti sulle opere in materiale lapideo esposte all’aperto.

Questi batteri, infatti, esistono normalmente nell’ambiente, soprattutto nelle zone stagnanti ricche di zolfo ed azoto in quanto materia prima necessaria al loro ciclo vitale. Si è riscontrato però come minime concentrazioni di questi microrganismi si possano trovare anche sulle superfici delle opere stesse da cui quindi sono stati isolati e studiati, avendone intuito le potenzialità del loro utilizzo.

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Le ricerche e le sperimentazioni fatte in occasione di questo studio, si sono articolate essenzialmente in una fase sperimentale, corredata di analisi scientifiche, ed una fase applicativa su una scultura caratterizzata da una marcata alterazione superficiale con croste nere molto spesse nonché estese lungo tutto il modellato.

In fase sperimentale si è riscontrato come l’attività batterica sia rispettosa delle superfici dell’opera ed altrettanto efficiente quanto le altre metodologie chimiche o fisiche normalmente utilizzate nel caso di un intervento di pulitura . Si è visto, inoltre, come un controllato abbassamento meccanico delle croste più spesse prima dell’intervento con batteri, possa ottimizzare l’azione della bio-metodologia diminuendone i tempi di intervento e ottimizzandone l’efficacia.

L’utilizzo di questi microrganismi nelle operazioni di pulitura può essere perciò considerato una valida alternativa all’uso di sostanze chimiche, grazie alle caratteristiche di atossicità, ecocompatibilità ed ecosostenibilità sempre più richieste nel panorama lavorativo attuale.

L’unico limite alla sua diffusa applicabilità è per ora l’assenza di una catena produttiva tale da garantire la commercializzazione di questi prodotti, che continuano però ad essere studiati e testati anche in altri centri di ricerca come nel caso dell’ENEA di Roma e dell’Università del Molise.

Qui, i diversi gruppi di ricercatori studiano e producono soluzioni biologiche anche per la rimozione di altri materiali come cere, olii e sostanze organiche da differenti tipologie di manufatti.

In apertura 
Esempio di restauro: monumento funebre della scrittrice Neera (Cimitero Monumentale di Milano) prima e dopo il trattamento con batteri solfato riduttori
Fonti:
1.Esempio di applicazione di batteri su un’opera d’arte - link
2.Particolare del batterio solfo-riduttore appartenente al genere Desulfovibrio - Wikipedia
3.La scultura L’Allegoria della Morte (Giuseppe Lazzerini, Cimitero degli Inglesi di Firenze) prima e dopo il trattamento con batteri solfato riduttori. (E. Gioventù et al. Bacterial cleaning technology for marble surfaces affected by black crust: comparison with chemical and laser treatments, 12th International Congress on the Deterioration and Conservation of Stone Columbia University, New York, 2012)
4. Confronto sperimentale dell’utilizzo delle differenti metodologie di pulitura su superfici artistiche: con le frecce sono sottolineate le aree trattate con batteri. (E. Gioventù et al.  Comparing the bioremoval of black crusts on colored artistic lithotypes of the Cathedral of Florence with chemical and laser treatment, International Biodeterioration & Biodegradation 65 (2011) 832-839.)
5. Particolare  dell’opera Testa di donna di E. Quadrelli presso GNAM di Roma, prima e dopo la biopulitura per la rimozione di residui cerosi (team di ricerca dell’ENEA)
6. Due particolari dell’affresco Conversione di S.Efisio e battaglia del Camposanto monumentale di Pisa, prima e dopo la biopulitura per la rimozione di sostanze organiche con batteri ed enzimi (team di ricerca dell’UniMol) - link

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