Bioconsolidamento, batteri per il restauro - Il Giornale del Restauro e del Recupero dell'Arte
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Bioconsolidamento, batteri per il restauro

Applicazione del bioconsolidante sulla “Statua della Pace”, Louvre, Parigi (da Scheda tecnica BIOMINÉRALISANT CALCITE® TRAITEMENT DE PROTECTION ET D’ENTRETIEN DE LA PIE

Applicazione del bioconsolidante sulla “Statua della Pace”, Louvre, Parigi (da Scheda tecnica BIOMINÉRALISANT CALCITE® TRAITEMENT DE PROTECTION ET D’ENTRETIEN DE LA PIE

Definizione e nuove frontiere di una particolare ed innovativa modalità di consolidamento, cioè di quella specifica operazione di restauro che serve a migliorare le caratteristiche di coesione e adesione tra le particelle costitutive di un manufatto artistico grazie all’utilizzo di determinate specie batteriche
di Eleonora Vittorini Orgeas*

Il termine Bioconsolidamento sta ad indicare una particolare ed innovativa modalità di consolidamento, cioè di quella specifica operazione di restauro che serve a migliorare le caratteristiche di coesione e adesione tra le particelle costitutive di un manufatto artistico.

Il Bioconsolidamento si inserisce all’interno del più ampio ambito del Bio-restauro. Questo termine sta ad indicare l’utilizzo di specie batteriche per la pulitura e il consolidamento dei manufatti artistici, da cui i filoni della Biopulitura  e, appunto, del Bioconsolidamento. Applicare specie biologiche, notoriamente infestanti, a servizio del restauro rappresenta un’operazione nuova, compatibile e rispettosa della materia del manufatto, della salute dell’operatore e dell’ambiente in cui opera.

UN MECCANISMO COMPLESSO – Nel campo del consolidamento dei manufatti lapidei, a partire dagli Anni ’80 del ‘900, alcuni esperti hanno studiato specie biologiche in grado di replicare la reazione chimica che porta alla formazione di carbonato di calcio (il principale componente costitutivo delle pitture murali e delle sculture in pietra carbonatica). Questo fenomeno viene definito biocalcificazione o carbonatogenesi.

Tale meccanismo è molto complesso, con aspetti ancora non del tutto compresi. Certo è che, in presenza di determinate condizioni chimico/fisiche, i batteri sono in grado di produrre, sulla superficie della loro cellula, carbonato di calcio in grado di evolvere in strutture cristalline che, come una sorta di bozzolo, intrappolano i batteri dentro di sé. Alla morte dell’organismo rimane solo il carbonato di calcio in forma cristallina (calcite).

Da questi studi condotti finora su materiale lapideo in ambito italiano ed europeo, l’unico prodotto bioconsolidante commercializzato nel campo del restauro è la Biominéralisant Calcite® della ditta Amonit di Parigi: nebulizzando sulla superficie dell’opera i batteri ed il relativo nutriente si attiva la precipitazione di carbonato di calcio che, penetrando, consolida i primi strati microscopici della pietra.

RICERCA CONTINUA – Gli sviluppi attuali della ricerca sono finalizzati ad ottimizzare il procedimento, minimizzando effetti negativi, quali ad esempio variazioni cromatiche residuali della superficie e sviluppo di microrganismi indesiderati. Gli ultimi studi sembrerebbero fornire risultati incoraggianti, come quelli ottenuti dopo le prime sperimentazioni nell’ambito di una ricerca che sto tuttora  conducendo presso l’Università degli Studi di Milano in collaborazione con l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze.

*Eleonora Vittorini Orgeas è una diagnosta dei Beni Culturali (laurea quinquennale presso UNICAM e UNIPR) e restauratrice di pitture murali, sculture e mosaico (laurea magistrale presso Opificio delle Pietre Dure con tesi sul Bioconsolidamento, ricerca ancora in atto)