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Biennale di Venezia 2019, Arte. Fra riflessioni e provocazioni

La Biennale di Venezia rappresenta uno degli appuntamenti più rilevanti in ambito internazionale per gli amanti e coloro che operano nella ricerca e nella  formazione nel campo delle arti, dell’architettura e nei campi affini.

a cura di Nicola Potenza

La cinquantottesima edizione della Biennale, sezione Esposizione Internazionale d’Arte, curata da Ralph Rugoff, attuale direttore della Hayward Gallery di Londra, ha come titolo e tema di riferimento:  May You Live In Interesting Time.  Il titolo è un’espressione della lingua inglese a lungo erroneamente attribuita a un’antica maledizione cinese, che evoca periodi di incertezza, crisi e disordini che risuona come provocatorio anatema nei confronti del visitatore.

Se l’effettivo carattere interessante dei tempi che attualmente viviamo è difficile da misurare, è assodato però che la Biennale di Venezia rappresenti il metro delle correnti culturali attuali e talvolta riesce ad anticipare le più prossime tendenze di carattere quantomeno sociale.

Proprio in accordo con questa aderenza della Biennale ai tempi sui quali si sviluppa si può notare che l’articolazione attuale degli artisti invitati sia la diretta rappresentazione di un quadro sociale in mutamento, almeno in apparenza. Sono 89 le partecipazioni nazionali alla Mostra negli storici Padiglioni ai Giardini, all’Arsenale e nel centro storico di Venezia con 4 paesi presenti per la prima volta alla Biennale Arte: Ghana, Madagascar, Malesia e Pakistan. La Repubblica Dominicana partecipa per la prima volta alla Biennale Arte con un proprio padiglione.

Il Padiglione Italia alle Tese delle Vergini in Arsenale, sostenuto e promosso dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Direzione Generale Arte e Architettura Contemporanee e Periferie Urbane, è a cura di Milovan Farronato.

Ma al di la degli aspetti numerici di successo dell’evento è rilevante notare quanto mai come quest’anno la Biennale sia tinta di rosa! Moltissime le artiste invitate a partecipare, con un manifesto intento di valorizzare la presenza femminile sulla scena dell’arte internazionale.

Padiglioni prestigiosi e ambitissimi nel mondo artistico si sono avvalsi delle competenze e dei curricula internazionali di artiste quali Cathy Wilkes, per il padiglione inglese, che risponde al titolo della mostra con sculture tese alla riflessione esistenziale.

Il padiglione francese schiera un’artista scoperta alla Cittadellarte di Michelangelo Pistoletto a Biella, Laure Prouvost (vincitrice del Max Mara Prize for Woman nel 2011) impegnata con istallazioni multidisciplinari e dai diversi input visivi che vanno dalle periferie parigine ai paesaggi mediterranei sino alle calli veneziane.

Anche Irlanda e Portogallo sposano inviti al femminile con, rispettivamente, le artiste Eva Rothschild e le sue sculture moderniste, e Leonor Antunes e il suo progetto visivo di diretta derivazione architettonica con riferimenti quali Carlo Scarpa, Franco Albini e Franca Helg.

Paesi extra europei come gli Emirati Arabi, hanno avallato inviti al femminile di importante valore simbolico, con la partecipazione dell’influente poetessa e regista Nujoom Al Ghanem che tratta con una video istallazione le tematiche a lei care delle contraddizioni fra tradizione e contemporaneità.

E se il padiglione russo narra il contatto artistico fra classicità e contemporaneità attraverso la reinterpretazione dei fondi fotografici e importanti opere del museo Hermitage a cura di Alexander Sokurov e Alexander Shinhkin-Hokusai, lo stesso tema viene provocatoriamente trattato con un “imprevisto” molto ben gradito in termini di eco mediatica. Ci si riferisce alla provocatoria opera dell’artista Bansky che, non invitato alla mostra Biennale, decide di affrontare il tema della conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale attraverso le contraddizioni della cultura consumistica contemporanea.

Un video, ormai virale, sui social dell’artista, noto per il carattere provocatorio e spesso ironico delle sue opere oltre che per la coltre di anonimato che lo riguarda, denuncia il consumistico uso della città veneziana a favore del turismo massificato, rispetto alla burocrazia cavillosa che riguarda il mondo artistico.

Sia le manifestazioni ufficiali, che le iniziative e le manifestazioni ufficiose (anche se non tutte patrocinate dall’ente Biennale) sono un momento di riflessione sullo stato dell’arte e termometro delle urgenze attuali, non solo in termini sociali. Riflessione urgente non solo sul problema della parità di genere ma anche il reale rapporto fra “qualità e politically correctspesso imperante nella istituzionalità, talvolta più rivolta alla corrente sociale che non alla ricerca artistica come punto di arrivo.

Di certo spunti di riflessione interessanti in un ambito come quello artistico spesso, se non sempre, permeato dalle contraddizioni del proprio tempo.

La 58 Esposizione Internazionale d’Arte è aperta al pubblico da sabato 11 maggio a domenica 24 novembre 2019, ai Giardini e all’Arsenale.