Basilica della Natività, la bellezza ritrovata - Il Giornale del Restauro
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Basilica della Natività,
la bellezza ritrovata

La basilica della Natività di Betlemme è uno dei più importanti e noti edifici della cristianità, oggi facente parte del Patrimonio tutelato dall’Unesco. Commissionata dall’imperatore Costantino nel IV secolo d. C., al di sopra della cosiddetta Grotta della Natività, la basilica fu ridefinita nel corso del VI secolo, subendo poi relative modifiche nei secoli successivi. Dopo secoli di danni provocati dal tempo e dall’incuria, un progetto italiano ci restituisce il monumento e i suoi preziosi mosaici in tutta la loro bellezza originale.

di Andrea Barrica

C’è tanta Italia nel prestigioso progetto di restauro della Basilica della Natività di Betlemme. Dagli archeologi Giovanna Bianchi, Stefano Campana e Giuseppe Fichera dell’Università di Siena, al Consorzio Ferrara Ricerche (Università di Ferrara), che ne ha realizzato lo studio preliminare; fino alle imprese incaricate di eseguire parte dei lavori. L’intervento comprende il rifacimento del tetto a capriate, il recupero delle superfici murarie e dei mosaici, il restauro dell’ingresso con la sua porta in legno del XIII secolo. I lavori, iniziati nel 2013, sono sostenuti finanziariamente dal governo palestinese, e, come detto, vedono numerose competenze italiane coinvolte.

UNO DEI PIU’ IMPORTANTI MONUMENTI DELLA CRISTIANITA’ – La basilica della Natività di Betlemme è uno dei più importanti e noti edifici della cristianità, oggi facente parte del Patrimonio tutelato dall’Unesco. Commissionata dall’imperatore Costantino nel IV secolo d. C., al di sopra della cosiddetta Grotta della Natività, la basilica fu ridefinita nel corso del VI secolo, subendo poi relative modifiche nei secoli successivi. L’intervento è stato reso necessario per le infiltrazioni d’acqua piovana dal tetto al legno sottostante (la copertura in piombo risale al 1478), che hanno provocato nei secoli ingenti danni alle pareti, alle colonne e ai mosaici della struttura.

L’INTERVENTO – I lavori per la Basilica valgono circa 2,5 milioni di euro; in una prima fase, è stata realizzata la nuova copertura; nella seconda, invece, l’intervento si è concentrato sui mosaici. Un’operazione complicata, cui partecipa la Piacenti Spa di Prato, eccellenza internazionale specializzata nel restauro di beni storici e artistici, quali manufatti e strutture legno e policrome, affreschi e pitture murali, lapidei, dipinti su tavola e tele.

LA RI-SCOPERTA DI MOLTI CAPOLAVORI – Più che di recupero e restauro, in questo caso possiamo davvero parlare di ri-scoperta. Sono molte, infatti, le opere che il tempo e l’incuria avevano quasi del tutto inghiottito e che i lavori hanno permesso di riportare alla luce. Risultati assolutamente non casuali,  ma ostinatamente cercati,  seguendo le fonti storiche. In una recente intervista, lo stesso Piacenti ha raccontato che “a mano a mano che procedeva  il lavoro si è svelata la sontuosità  del cammino verso la Grotta: 2.000 metri quadrati di mosaici, al tempo illuminati da 32 finestre (dove spicca l’oro abbinato alle varie gradazioni di turchese, di verde e di rosso)  di cui si calcola che 28 milioni e mezzo di tessere siano andate perse per l’incuria”.

Grazie ai lavori condotti dall’azienda di Prato, i mosaici hanno recuperato la loro intensità e lucentezza originale.

Tra i capolavori che salvati dall’intervento si va dal dettaglio dell’asino che porta Gesù a Gerusalemme che sembra sorridere “quasi si rendesse conto dell’importanza della persona che sta accompagnando”, al grande svelamento del Settimo Angelo “ scomparso da secoli alla vista, riemerso grazie alla termografia con la sua tunica di tessere bianche e celesti e l’aureola dorata”. “Un angelo  con ferite importi di assedi e pallottole – conclude Piacenti – che raccontano tutta la storia di quella terra turbolenta e complessa che è la Palestina.

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