“Art bonus” per la chiesa di San Pietro da Morrone - Il Giornale del Restauro e del Recupero dell'Arte
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“Art bonus” per la chiesa di San Pietro da Morrone

“Art bonus” per la chiesa di San Pietro da Morrone

Chiamata alle arti per finanziare attraverso l’Art bonus il recupero ed il restauro della chiesa rupestre San Pietro da Morrone.

La chiesa rupestre dedicata al Papa Celestino V, canonizzato col nome di San Pietro da Morrone, sorge nel cuore dei Sassi di Matera, a pochi passi dalla Cattedrale. In epoca angioina era una delle parrocchie della città e la sua importanza era tale da dare il nome a tutta la contrada circostante. Per circa quattro secoli la chiesa è stata sotto il diritto di patronato di importanti famiglie nobili materane, intorno alla metà del XVII sec. cessa la funzione di luogo di culto finchè nel 1701, ormai in disuso, diventa prima cantina e poi umile abitazione, andando incontro a modifiche e rimaneggiamenti.

Della chiesa e della sua ubicazione se ne perde poi la memoria. Con la legge 619 del 1952 sullo sfollamento dei Sassi di Matera, il sito viene evacuato ed abbandonato. Solo nel 2013 due storici locali, Raffaele Paolicelli (operatore dei Beni Culturali e presidente dell’associazione culturale Antros) e Angelo Fontana (guida turistica regionale della Basilicata), individuano la chiesa mai censita, ne certificano l’originaria intitolazione mediante l’impiego di fonti archivistiche inedite, la studiano e pubblicano il risultato delle ricerche in un volume “La chiesa rupestre di San Pietro de Morrone.

Attualmente l’architettura della chiesa rupestre presenta avanzati stati di degrado materico-patologico e strutturale, riconducibili alla completa assenza di manutenzione dovuta all’abbandono dell’immobile a seguito dello sfollamento avvenuto nel 1960. Inoltre, sono presenti svariate lesioni strutturali che interessano le pareti e le volte con presenza di infiltrazioni derivanti dal camminamento sovrastante. Gli ingressi sono sprovvisti di infissi. La facciata costruita risulta parzialmente erosa. Il piazzale antistante risulta colmo di macerie e vegetazione infestante e necessita di muro di contenimento parzialmente crollato.Allo stato attuale entrambi le pareti dipinte sono parzialmente coperte dall’intonaco, ormai lacunoso, applicato probabilmente durante l’uso abitativo della struttura. La parete di sinistra è decorata da un affresco abbastanza consunto che rappresenta una Santa stilisticamente simile a una Kyriotissa. La parete di destra è arricchita da affreschi databili agli inizi del XIV secolo; si tratta di un palinsesto costituito da tre strati pittorici, nel più antico di essi sono affrescati due Santi ancora non identificati.Uno dei due ha il viso parzialmente danneggiato a causa di un distacco della parete l’altro Santo ha ancora la parte superiore del viso e la parte inferiore del corpo celata dall’intonaco. La figura si presenta in rigida posizione frontale, indossa una tunica drappeggiata di colore blu e con la mano destra benedice alla maniera greca. Il viso allungato presenta baffi e barba castani mentre gli zigomi scarni sono accentuati da archetti di colore arancio e lumeggiature che esaltano il plasticismo.

Stilisticamente è interessante osservare l’affinità di quest’ultimo con altri affreschi presenti all’interno di altre chiese rupestri materane e pugliesi in particolar modo con il S. Giacomo Maggiore presente nella chiesa di S. Giovanni in Monterrone a Matera e i Santi affrescati nella chiesa di S. Vito Vecchio a Gravina in Puglia. Tra la fine del XIII e la prima metà del XIV secolo fu la casa d’Angiò a suggerire e condizionare l’indirizzo stilistico degli artisti nell’Italia meridionale. Il principato di Taranto, assegnato da Carlo II d’Angiò nel 1294 al figlio primogenito Filippo e alla sua consorte Caterina di Valois, fu fra i maggiori committenti del nucleo più consistente d’imprese architettoniche e decorative nel territorio, il quale comprendeva anche le città di Matera. Non è un caso che proprio da Taranto possano essere giunti tre artisti protagonisti di questo momento storico: Giovanni, Leorio e Rinaldo che eseguirono diverse opere in svariati luoghi di culto materani o talvolta influenzarono gli stili di altri artisti coevi o successivi.

I lavori consisteranno nel consolidamento delle strutture portanti, rifacimento degli inonaci e dei paramenti esterni, recupero della vecchia pavimentazione con rimbocco della mancante, rifacimento dei manti di copertura, installazione di serramenti esterni, adeguamento igienico-funzionale (impianti), trattamento delle superfici murarie, restauro degli affreschi, sistemazione della corte esterna di pertinenza.