L'Arco di Palmira rinasce grazie ai robot italiani - Il Giornale del Restauro e del Recupero dell'Arte
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L’Arco di Palmira rinasce grazie ai robot italiani

A un anno dalla barbarie, l’arco simbolo di Palmyra viene restituito al mondo da un’azienda italiana. Il monumento distrutto dall’Isis a fine 2015, rinasce nel laboratorio carrarese Torart e, da Trafalgar Square a New York, fa subito il giro del mondo.
di Andrea Barrica

Non è passato neanche un anno dalla distruzione del monumento simbolo del sito archeologico di Palmyra per mano dell’Isis. La reazione, simbolica, e per questo forse ancora più forte e carica di significato, non si è fatta attendere. Grazie all’impegno di importanti istituti internazionali e alle magie robotiche della carrarese Torart, azienda specializzata nella lavorazione hitech del marmo, l’arco di trionfo di Palmyra ci è stato restituito e da settembre fa il giro del mondo.

Alta 5 metri e realizzata in marmo egiziano trattato in modo da sembrare perfettamente identico all’originale siriano, la riproduzione di Torart è un esempio di ricostruzione filologicamente perfetta. “Per fare un esempio – spiega Filippo Tincolini, insieme a Giacomo Massari, socio fondatore del laboratorio – le foglie ornamentali sono state scavate sino ad un certo punto perché non avevamo un’idea precisa di quanto potessimo andare a fondo. In futuro, quando arriveranno notizie più certe dell’originale, qualcuno potrà continuare il nostro lavoro e renderlo via via sempre più preciso”.

Tincolini, quali sono le priorità che guidano un progetto di questo tipo?

Per noi non è importante realizzare opere ad effetto: abbiamo macchinari che ci permetterebbero di farlo, ma non ci interessa. Vogliamo essere il più fedeli possibile all’originale e dare la possibilità di proseguire il nostro lavoro in maniera filologicamente sempre più adeguata. Un modo di lavorare che è stato molto apprezzato anche ad Oxford, università dalla quale, peraltro, riceviamo parecchie commissioni per lavori in Italia.

Ma come è stata possibile la realizzazione dell’arco, chi l’ha commissionata e perché?

Va intanto detto che esiste un istituto d’archeologia digitale (Ida) che riunisce le Università di Oxford, Cambridge e la Dubai Foundation. Tempo fa, Alexi Karemawska, direttrice dell’Ida, ha realizzato un lavoro di importanza mondiale, dotando i volontari in Siria di macchine fotografiche. Ne è nato un database che raccoglie tutto ciò che potrebbe essere distrutto dai conflitti in atto e, quindi, ricostruito. A fine 2015 Karemawska, dopo aver cercato l’eccellenza nella robotica e lavorazione del marmo, ci ha contattati. Così, su forte spinta dell’Unesco, ci siamo indirizzati verso l’arco di trionfo di Palmyra.

Massari, dal punto di vista tecnico come si procede?

La fase di rilevamento della forma consente di mantenere le proporzioni dell’oggetto in maniera scientifica; una volta che l’oggetto da replicare sarà in digitale potrà essere rimodellato per renderlo totalmente personalizzato e verrà utilizzato per costruire, attraverso i macchinari, un vero e proprio clone. Il laboratorio realizza sia opere seriali che pezzi unici; dall‘arte al design d’autore e industriale.

Una nuova frontiera per la lavorazione del marmo

Nel nostro laboratorio si fondono i metodi di lavorazione tradizionale del marmo, pietre e altri materiali con le più avanzate tecnologie, come l’impiego di scanner, stampanti 3D e robot antropomorfi. Questi ultimi sono composti da parti meccaniche originariamente progettate per la manifattura industriale che vengono modificati da ROBOTMILL, altra società del gruppo, che gestisce la progettazione di robot antropomorfi.

Quali le principali applicazioni?

La tecnologia usata da Torart può essere applicata al mondo del restauro, offrendo la possibilità di poter riprodurre delle opere fino ai minimi dettagli e in modo che la lavorazione rimanga sostenibile e rispettosa nei confronti del materiale originario, del valore storico e del patrimonio culturale a cui appartiene.

Il vostro lavoro è apprezzato da importanti artisti e istituzioni internazionali

Portiamo avanti collaborazioni con artisti e designers come Amanda Levete, Barry X Ball, i fratelli Bouroullec e Zaha Hadid, oltre che con alcuni dei principali enti che lavorano per la tutela del patrimonio culturale come la Gipsoteca Canoviana, il Museo dell’ Hermitage, il Castello Sforzesco di Milano e il Museo Thordvalsen.

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