Angeli del fango ’66: l’Arno fa sempre paura - Il Giornale del Restauro e del Recupero dell'Arte
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Angeli del fango ’66: l’Arno fa sempre paura

di Mario Pantano

Proprio nei giorni delle commemorazioni della alluvione di mezzo secolo fa, il fiume che attraversa Firenze torna a rievocare vecchi fantasmi. Il ricordo di alcuni dei protagonisti del drammatico salvataggio di preziosi volumi e opere d’arte.

Anche nel commemorare una tragedia avvenuta mezzo secolo fa, le vicende di cronaca ci ricordano quanto, in Italia, l’emergenza sia sempre d’attualità. Era il 1966 quando Firenze fu travolta dall’alluvione. I danni furono tremendi e molto, per limitarli, è stato fatto dai volontari provenienti da ogni parte del Paese. Gli ‘angeli del fango’, così sono stati chiamati e così ancora oggi vengono ricordati. Soprattutto giovani e studenti. Qui vogliamo raccontare la storia di tre di loro, con la certezza che la loro esperienza possa essere motivo di ispirazione per quanti, in queste ore, seguono le drammatiche vicende del terremoto in Centro Italia.

Tra le migliaia di studenti universitari e liceali bolognesi accorsi a Firenze nel novembre del ’66, alcuni si dedicarono in particolare al recupero dei libri. Tra di loro c’erano Stelio Iacuaniello (studente di ingegneria e successivamente dirigente delle Ferrovie dello Stato), Carla Faralli (liceale, quindi professore ordinario dell’Università di Bologna) e Salvatore Pantano (allora universitario di economia e commercio, barone della goliardia nell’ordine del fittone e rugbista).

Stelio e Salvatore alla Biblioteca Nazionale e al Gabinetto Viesseux (la biblioteca specializzata sul romanticismo e dell’Ottocento) insieme a centinaia di studenti formarono le famose catene che, dopo aver tirato fuori dal fango i libri, li portavano nelle apposite sale, dove altri studenti e studentesse li ripulivano, oppure ai camion che li portavano in altre città, come Bologna o Urbino.

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La pulitura avveniva con una prima azione di scrostamento del fango, quindi l'asciugatura, inserendo fogli di carta assorbente o col phon. Stelio e Salvatore fecero parte anche della squadra formata dai frati cistercensi di Grottaferrata, specialisti nel restauro librario, venuti a Firenze per guidare i giovani con tecniche specifiche.

 

Di particolare rilievo anche il loro successivo intervento nelle facoltà universitarie di via Laura, a Giurisprudenza e Scienze politiche, al famoso Istituto Alfieri, dove allora insegnava Giovanni Spadolini.

Carla Faralli testimoniò la sua esperienza di giovane studentessa addetta all'asciugatura dei libri alla Manifattura Tabacchi di Bologna, dove nei forni venivano salvati i libri. Era ancora minorenne e quindi non poteva andare a Firenze, ma volentieri si offrì per il paziente e certosino lavoro di asciugatura e pulitura dei libri provenienti da Firenze. Questa è una delle pagine più belle vissute dalla gioventù studentesca, universitari e liceali bolognesi. L’alluvione di Firenze in quel tragico novembre trasformò dei ragazzi in adulti generosi, solidali e consapevoli della cultura e della sua bellezza per le generazioni future.

 
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