Agar-Agar, la soluzione per salvare gli affreschi - Il Giornale del Restauro
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2 Novembre 2016

Agar Agar, la soluzione per restaurare gli affreschi

Ci sono mestieri che emanano un fascino particolare: il mestiere di restauratore è uno di questi. Non soltanto per il fatto di essere a contatto con opere e luoghi di estrema bellezza, ma per il lavoro in sé con il quale si studiano e si mettono in pratica tecniche artistiche, metodologie scientifiche, sempre nel rispetto dell’opera d’arte e dell’artista che l’ha realizzata.
di Patrizia Sanfilippo*

Le metodologie di intervento vengono sempre messe in discussione per una crescita ed uno scambio professionale continuo che a mio avviso fa della nostra professione un’eccellenza. Il nostro è anche un lavoro rischioso, a livello di salute, sempre a contatto con prodotti chimici, solventi, resine, ecc…perciò da qualche anno c’è molta più attenzione e si sperimentano prodotti naturali che tutelano la nostra salute e che all’applicazione danno ottimi risultati. Uno di questi è stato sperimentato e messo a punto dai colleghi che hanno lavorato sul Duomo di Milano, facendo impacchi di pulitura con Agar-Agar (usato generalmente in cucina per la gelificazione E406) un prodotto naturale di origine vegetale, che può essere usato come supportante.

L’AFFRESCO COME TEST

Questa sperimentazione ha aperto le porte all’applicazione di questa tecnica su diversi materiali artistici. Io l’ho applicata, grazie al supporto tecnico scientifico del dottor Leonardo Borgioli e della dottoressa Mirella Baldan ,che ha condotto per mio incarico le analisi di laboratorio, per la pulitura di un affresco.

La situazione conservativa era la seguente: all’opera originaria del 1500, rimaneggiata più volte nei secoli, negli ultimi anni, per coprire le cadute di colore, era stata applicata una mistura di colla vinilica e pigmento, estesa sui colori originali.

L’operazione più difficile era rimuovere la mistura vinilica senza bagnare a lungo la superficie, in modo da toglierla, senza danneggiare la pittura originale.

In genere la pulitura ad impacchi è la metodologia più indicata: viene effettuata applicando un foglio di carta giapponese, che viene fatto aderire alla superficie con acqua deionizzata, sul quale viene poi stesa la polpa di carta come supportante per il prodotto idoneo a rimuovere le sostanze di sporco estranee all’opera originale.

I VANTAGGI

La stesura della polpa di carta per quanto si possa fare attenzione non è mai molto omogenea e per farla aderire alla superficie, (specie su soffitto) deve essere piuttosto carica di acqua, quindi il rischio è quello che il prodotto steso non agisca ovunque e contemporaneamente nello stesso modo.

Il vantaggio di utilizzare l’Agar –Agar come supportante è stato quello di poter stendere il prodotto direttamente sulla superficie e con strati omogenei e sottili senza caricare troppo di liquido, in quanto il gel trattiene fortemente l’acqua, inoltre è trasparente quindi l’applicazione in strati sottili facilita anche il controllo di quello che sta succedendo sulla superficie pittorica.

E’ facile rimuoverlo con un pennello asciutto e non lascia residui. Il fatto che l’Agar –Agar possa supportare sia soluzioni acquose, sia solventi lo rende facilmente applicabile in quelle situazioni in cui un’opera è costituita da diversi materiali, ad esempio gesso, legno, affresco, riducendo di molto i tempi di lavorazione.

Inoltre, riscaldato il gel tornando fluido, può essere applicato anche in situazioni in cui sia necessaria la preparazione di emulsioni ed essere applicato su superfici irregolari. Mi auguro che questa mia esperienza, possa essere utile motivo di studio e di scambio.

* Patrizia Sanfilippo – Diplomata all’Istituto Statale d’Arte di Sesto Fiorentino ad indirizzo ceramico
Consegue il titolo di Restauratrice e lavora nella scuola dove si è diplomata come assistente di laboratorio e insegnante di disegno tecnico archeologico.Lavora nel settore archeologico dal 1992 e dal 1996 nel settore affreschi come libera professionista.

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