A BOLOGNA IL RESTAURO LO FANNO I BOLOGNESI - Il Giornale del Restauro e del Recupero dell'Arte
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A BOLOGNA IL RESTAURO LO FANNO I BOLOGNESI

Succede solo a Bologna
Fabio Mauri, presidente della fondazione no-profit “Succede solo a Bologna”, racconta le attività e le finalità della sua associazione, nel raccontare la storia e i tesori di Bologna.

Alessandro Massacesi

Succede solo a Bologna” nasce il 9 Settembre 2010, ed è registrata nell’elenco LFA e APS (Associazioni di Promozione Sociale) dal 2012. Ideata come associazione culturale No Profit, apolitica, apartitica e laica, si occupa di valorizzare e promuovere la cultura, il patrimonio artistico e i monumenti di Bologna e provincia in ogni sua forma, dal dialetto, all’edificio storico. Un’idea nata quasi per caso come ci racconta Fabio Mauri, presidente dell’associazione, che in questi anni, attraverso eventi, visite guidate, pubblicazioni, progetti di ricerca e progetti territoriali, ha deciso di dare un approccio diverso al patrimonio della Dotta, rendendolo fruibile a tutti per vivere attivamente la città e i suoi segreti.

Presidente come descriverebbe l’associazione “Succede solo a Bologna”?

“Siamo un’associazione di promozione sociale che si occupa quotidianamente di portare alla luce il patrimonio bolognese, inteso a 360°, sia per chi viene a Bologna, ma soprattutto per chi ci vive. Per farlo sfruttiamo strategie di marketing,  restauro fisico dei luoghi, percorsi turistici e/o raccolta fondi. La nostra specialità è “prendere” un luogo, gestirlo ed esaltarne le caratteristiche, allo scopo di restaurarlo nel concreto o nella sua attrattività. Più visitatori entrano, più il bene risalta ed è possibile restaurarlo. Con noi è il monumento a essere protagonista e “usa” il visitatore, per auto-mantenersi, attraverso un’azione di crowdfunding a step. Quando versi un contributo per una delle nostre iniziative, non lo fai per acquistare un bene, ma per sostenere il monumento o la realtà che ti interessa e in base alla cifra che decidi di donare, ottieni dei benefit. Se doni 5 euro può scegliere di accedere liberamente a uno dei percorsi turistici che abbiamo creato: la cupola di San Luca, i bagni di Mario o altri. Se doni 15 o 20 euro hai a disposizione percorsi più lunghi, complicati e specifici, ma non solo. Con gli amici di BolognaGames e altre realtà del territorio abbiamo creato dei gadget come il Bolognando, un gioco da tavolo che ti permette di giocare e imparare cose sulla città di Bologna. Puoi partecipare ai nostri aperitivi in terrazza o ad altre nostre iniziative, tutte create per favorire la partecipazione, l’interazione e l’esperienza, qualcosa che vale di più rispetto a quanto hai dato. “

Questo come crea maggiore attrattività?

“Perché non è un mero scambio. Qualche anno fa abbiamo fatto nascere l’Umarèl-card, all’interno del progetto “Io sostengo San Petronio”, proprio per favorire il concetto. L’umarèl è il pensionato che passa il tempo a guardare i cantieri o i lavori stradali, noi abbiamo declinato il termine in una carta, che permette a tutti di venire a guardare i lavori di restauro o di rimessa a nuovo del patrimonio cittadino. È un modo per far accedere le persone a luoghi e beni di importanza storica/culturale, prendendo diretta visione dello stato dell’arte. Con Bologna Welcome, ad esempio, abbiamo reso accessibile, tramite le impalcature di restauro e manutenzione, la statua del Nettuno. Mentre i restauratori lavoravano, noi facevamo accedere i visitatori al sito. Poter guardare dritto negli occhi il Nettuno è un’esperienza che normalmente non potresti fare e parallelamente ti rendi conto del completo ciclo vitale di un’opera, di come si restaura e si tiene viva. La nostra attrattività sta proprio qui, nel trasformare lo spettatore in partecipante, facendogli vedere concretamente l’importanza e il valore del suo contributo. Creiamo un’azione di cittadinanza attiva, che le persone comprendono molto bene, al punto che su un accesso di 5 euro, capita spesso che ci lascino molto di più, perché, chi dona o anche chi non lo fa, si può sempre informare sullo stato dei lavori. È come avere un operaio in casa che ti aggiorna sul suo lavoro, solo che la casa è la città di cui fai parte.”

L’idea del progetto come vi è venuta?

“Abbiamo aperto dieci anni fa, quando avevo ventisei anni, senza sapere cosa sarebbe diventata. Io sono originario di Milano, ma quando sono venuto a Bologna ho subito notato che la città sembrava non rendersi conto del suo tesoro artistico e monumentale. Del resto è normale, anche io, quando passavo davanti al Duomo, anche cento volte, non ci entravo mai, perché se vivi in quella città, capita di dare per scontato che certe cose ci siano. C’era un potenziale inespresso, così, con mia moglie, abbiamo iniziato a organizzare piccoli eventi giocosi, come Fotorama, una caccia al tesoro fotografica nei luoghi della città. Piccole cose che approcciavamo con leggerezza i tesori di Bologna. Da lì ci siamo strutturati e abbiamo creato eventi sempre più grossi, rendendoci conto che la nostra specialità era trovare luoghi, magari chiusi da anni, per creargli dei percorsi attorno, esaltandone le caratteristiche di accesso, visibilità e comprensione. “

Perché comprensione?

“Perché spesso la cultura passa da convegni o congressi culturali che tendono a sfociare in uno spiegone tecnico/scientifico, qualcosa di pesante che spesso ti allontana. Per questo abbiamo pensato di trasformare la cultura in un gioco per trasmettere concetti scientifici, artistici e storici. Se crei curiosità, la gente si interessa, vuole approfondire. Se invece crei un contesto elitario, tiri su un muro. È su questo presupposto che abbiamo creato le nostre visite guidate, per dare al visitatore un input, una base per interagire. Immagini che le conferenze siano l’università della cultura, noi abbiamo creato un’offerta di scuole elementari e medie, finalizzando tutto al mantenimento del bene o del luogo che necessità questo tipo di trattamento. Per farlo siamo diventati intermediari diretti o indiretti del restauro, identificando un sito o un bene, cogliendone le necessità e cucendoci intorno un evento adeguato per riportarlo al suo splendore. I visitatori a quel punto interagiscono e creano una formula che fa bene a loro e a tutta Bologna. “

Ci sono fasce di visitatori più difficili coinvolgere? 

“Direi di no, perché non conta cosa comunichi, ma il modo. La nostra associazione non ha una formula unica di comunicazione, diverse per ogni tipologia di visitatore in determinate fasce di età. Il gioco sta tutto lì, declinare una visita in un momento con più sfaccettature possibili, capendo che il gruppo che stai conducendo non è una massa unica, ma un quadro pieno di tanti colori che cercano interattività. Lì dev’essere brava la guida a creare scambio e interesse collettivo, alternando informazioni con aneddoti e momenti più leggeri. Paradossalmente sono spesso i giovani a interessarsi di tematiche più tecniche rispetto agli adulti.”

Quanto conta il vostro personale in questo?

“Tantissimo e senza i nostri dipendenti, collaboratori e volontari non potremmo fare quello che facciamo, perché sono il punto centrale della nostra associazione. Le  guide devono avere un patentino, ma tutti i nostri dipendenti, che si occupano della custodia dei siti, sono persone preparate, magari con una laurea in arti visive, per dare al visitatore qualcosa in più e trasmette i loro studi nel settore. Generalmente preferiamo selezionare dei fogli bianchi, persone all’inizio della loro carriera, perché è più facile farle entrare nel meccanismo di un impegno, non commerciale, ma collettivo. Non è un lavoro dove punti a un ritorno economico, a guadagnare dal tuo operato dev’essere il restauro e la collettività, è un impegno di passione, prima che di interesse. Ci piace definirci operai della cultura che danno una mano, che quando ti fanno accedere a un luogo, non sono lì per dirti: non fare quello, non toccare questo, siamo lì per aiutarti a interagire, col dovuto rispetto, ma facendoti sentire accolto, nella massima sicurezza e competenza.”

Su quale progetto state lavorando attualmente?

“Si chiama “Monuments Care” ed è, in un certo senso, un modo per mettere a sistema tutti i progetti che seguivamo fino a oggi. Non più singoli progetti, ma un macro-progetto continuativo, in cui poter inglobare, quanto fatto fino a oggi e quel che faremo in futuro. È un progetto di crowdfunding ad ampio spettro che ci consente di raccogliere fondi da utilizzare in quei siti che riteniamo necessitino di manutenzione o restauro, sempre mantenendo il sistema di donazione e restituendo al donatore qualcosa in proporzione. Si parte da un minimo di 5 euro con disponibilità di partecipazione a una delle nostre visite più semplice, fino a un massimo di 50 euro o più, per partecipare a una delle due cene esclusive previste allo Stadio Dall’Ara. Abbiamo pensato, inoltre, a creare due categorie per fasce d’età molto grandi e più piccole, per incentivare le visite ai monumenti. “Forever Young” e “Free”, la prima rivolta ai ragazzi dai dieci, ai diciotto anni e agli adulti sopra i sessantacinque; la seconda per i bambini sotto i dieci anni e le persone con disabilità. “

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